Catalogna, Rajoy e Puigdemon convocano riunioni d'urgenza

Catalogna, Rajoy e Puigdemon convocano riunioni d'urgenza

Una giornata segnata da scontri, violenze e dall'intervento costante della polizia nazionale per impedire lo svolgimento della consultazione, sgomberare i seggi e sequestrare le urne non senza episodi di violenza. Fatti alla mano, ha ragione. La ministra catalana dell'Educazione Clara Ponsati denuncia di essere stata aggredita da agenti della polizia spagnola che hanno fatto irruzione in un seggio a Barcellona. E i cittadini non hanno disertato l'invito a recarsi alle urne: in migliaia hanno fatto la coda, per tutto il giorno, davanti ai seggi per esprimere le proprie idee circa l'indipendenza, o meno, della Catalogna dal Regno di Spagna.

La polizia nazionale ha sparato proiettili di gomma contro persone che non facevano altro che aspettare il loro turno per votare.

Il presidente catalano Puigdemont, ha rsiposto in tarda serata appellandosi anche all'Europa dicendo che "non può più voltarsi dall'altra parte".

Violenze a tratti molto forti tanto da sorprendere perfino i dirigenti catalani, impegnati da mesi in un durissimo braccio di ferro con Madrid. Almeno tre i feriti, fra cui un'anziana signora, nell'irruzione della polizia spagnola nel collegio Freire del quartiere di Roquetes a Barcellona. Al momento sarebbero 844.

Fonti del governo catalano parlano di oltre 800 feriti, due dei quali gravi. "Oggi la Spagna ha perso la Catalogna", ha sentenziato l'ex presidente Artur Mas. "Siamo stati obbligati a fare quello che non volevamo fare". "Oggi non c'è stato alcun referendum, è chiaro a tutti" ha detto Rajoy in diretta tv. Il nostro stato di diritto mantiene la sua forza e resta in vigore, reagisce di fronte a chi vuole sovvertirlo. "La maggioranza del popolo catalano non ha partecipato alla sceneggiata degli indipendentisti", ha aggiunto. Queste persone hanno dato prova di senso civico e grande rispetto per i principi che sono alla base della nostra convivenza: "oggi abbiamo constatato la forza della democrazia spagnola", ha aggiunto. Così il rappresentante del governo di Madrid in Catalogna, Enric Milloche ha sottolineato. La riunione del Govern si tiene a porte chiuse. Intanto sei giudici catalani hanno deciso di aprire un'inchiesta contro i Mossos d'Esquadra, la polizia regionale che si è rifiutata di obbedire all'ordine della magistratura di bloccare le operazioni di voto. In sette anni mai una forzatura, mai una violenza. Rajoy precisa che non chiuderà "nessuna porta", si definisce "sempre per il dialogo ma nel quadro della legge e della democrazia". Nel frattempo, le autorità catalane hanno indetto per martedì 3 ottobre uno sciopero generale in tutta la Catalogna per denunciare la repressione dello stato spagnolo.