Vaccini, scontro tra governo e Regione Veneto

Vaccini, scontro tra governo e Regione Veneto

"In attesa di conoscere l'esito del ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge che impone l'obbligatorietà di dieci vaccini, presentato per supportare gli ottimi risultati ottenuti sinora con l'organizzazione attivata dal 2007, basata sull'informazione ai genitori, la Regione del Veneto ha predisposto le indicazioni regionali in regime transitorio di applicazione della legge Lorenzin", si legge nella nota diffusa dalla Regione Veneto.

Il governatore della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia, aveva già mostrato segni di insofferenza rispetto al decreto Lorenzin.

Secca, quanto premonitrice di un aspro scontro politico, è arrivata la replica del ministro della Salute Lorenzin, che in un'intervista al Corriere della Sera ha sottolineato il punto di vista del governo sulla materia: "Se derogano di due anni si assumono la responsabilità di quello che può accadere in ogni struttura e ai singoli alunni. Sulla stessa linea il ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli, che sottolinea come il Veneto si assume "responsabilità improprie" di non applicare una legge".

E ancora: "Senza vaccini non si potrà entrare a scuola".

L'esame, che coinvolge anche il distretto del Veneto dell'Avvocatura dello Stato, riguarda i contenuti della norma regionale che dà tempo fino all'anno scolastico 2019-2020 in Veneto per presentare tutta la documentazione vaccinale per i bambini da zero a sei anni, evitando la decadenza dell'iscrizione dagli asili nido e infanzia. E' un divieto sacrosanto. "Quelli sotto i 6 mesi rischierebbero di essere contagiati dai più grandi ed essere colpiti da infezioni gravi come il morbillo, che quest'anno nel 46% dei casi ha richiesto il ricovero in ospedale". Secondo i tecnici della Regione, ci sarebbe "una vistosa incongruenza" tra l'articolo 3, comma 3, secondo cui "per i servizi educativi per l'infanzia e le scuole dell'infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie, la presentazione della documentazione costituisce requisito di accesso"; e l'articolo 3 bis, comma 5, in cui si legge invece che "per i servizi educativi per l'infanzia e le scuole dell'infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie, la mancata presentazione della documentazione nei termini previsti comporta la decadenza dall'iscrizione", ma solo a partire dall'anno scolastico 2019/2020. Evidentemente l'ufficio giuridico e legale della Regione Veneto ritiene che l'obiezione abbia una sostanza.

Evidentemente, invece, non è stato necessario presentare alcun ricorso.

"La decisione del Veneto è irragionevole, invito Zaia a rivederla per la sicurezza di tutte le famiglie venete", ha dichiarato il ministro Beatrice Lorenzin. "Questa legge della Lorenzin è stata fatta perché qualcuno in Italia non vaccina e non è di certo il Veneto".

Negli ultimi anni il Veneto ha sostenuto un approccio per incentivare le vaccinazioni su base volontaria, con iniziative informative di vario tipo affidate ai medici di base e alle aziende ospedaliere. Il nodo della questione è la frequentazione di nidi e materne da parte dei bambini non in regola (per esserlo, basta aver un'autodichiarazione dei genitori, in cui si comunica di aver prenotato le vaccinazioni).