Ue, in arrivo la web tax: stretta contro Google e Amazon

Ue, in arrivo la web tax: stretta contro Google e Amazon

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha fatto sapere di aver firmato una dichiarazione congiunta in questo senso insieme agli altri tre ministri finanziari, il francese Bruno Le Maire, il tedesco Wolfgang Schaeuble e lo spagnolo Luis de Guindos, inviata al collega estone Toomas Toniste, che ricopre la presidenza di turno dell'Ecofin informale in programma il 15 e 16 settembre prossimi a Tallinn.

Probabilmente si proverà a seguire l'esempio di Londra che ha varato un prelievo del 25% sui profitti trasferiti, chiamato non a caso Google tax o quello dell'India che tassa del 6% tutte le acquisizioni di prodotti e servizi all'estero e online fatti nel paese. Nell'occhio del mirino ci sono le grandi società operanti nell'economia digitale che fanno affari in Europa versando agli Stati europei cifre irrisorie rispetto ai volumi.

La proposta si basa sul presupposto che una "presenza digitale significativa" da parte di un'azienda in un paese in cui opera dovrebbe corrispondere a una "residenza virtuale" che la costringa a sottostare alla tassazione sulle imprese del paese stesso.

Finora, infatti, le grandi web company hanno ridotto al minimo la propria imposizione fiscale nel vecchio continente grazie a sistemi di trasferimenti di utili da paesi con aliquote pesanti a paesi con tassazioni più leggere.

Copia della dichiarazione dei quattro ministri è stata inviata, inoltre, al commissario Ue per la Fiscalità, il francese Pierre Moscovici, che a Bruxelles sta da tempo coordinando una iniziativa complessiva proprio riguardante l'elusione e l'evasione delle tasse. La tassazione sul fatturato - anziché sugli utili - prevederebbe naturalmente una aliquota molto bassa (il FT ipotizza fra il 2 e il 5% del totale): abbastanza comunque per aumentare le entrate per le casse pubbliche da zero (o quasi) a diversi miliardi di euro. Oltre agli ostacoli posti dagli Stati membri della UE con regimi fiscali "paradisiaci" (Lussemburgo, Irlanda, Olanda, Cipro e Malta), un altro stop potrebbe arrivare dal presidente USA Donald Trump, impegnato a difendere le multinazionali statunitensi e la finanza di Wall Street e acceso promotore dei paradisi fiscali interni (come il Delaware) e di quelli dei Caraibi.