Trump contro lo sport

Trump contro lo sport

Con molti esperti e giocatori Nba che hanno detto la loro opinione sulla decisione dei Warriors di non andare in visita al Presidente degli Stati Unit, tradizione che si ripete ogni anno, non poteva mancare naturalmente Charles Barkley. L'allenatore dei Warriors - che anche nel 2015 avevano vinto il campionato e avevano accettato l'invito a Washington di Barack Obama - ha spiegato che la squadra si sarebbe riunita per decidere se andare o meno all'incontro, ma Curry ha preannunciato alla stampa che non sarebbe andato all'incontro. Penso sia un onore e un privilegio andare in visita alla Casa Bianca, chiunque sia il Presidente.

Qualche giorno fa, Stephen Curry ha dichiarato attraverso i canali social che la sua squadra non avrebbe partecipato alla tradizionale cerimonia post titolo NBA nella Casa Bianca, ovviamente, l'annuncio ha scatenato una guerra mediatica tra Governo USA e vari giocatori di rilievo in NBA. "Stephen Curry sta esitando, per questo l'invito è ritirato!", ha scritto Trump nel suo tweet.

Le parole dell'inquilino della Casa Bianca hanno provocato la reazione compatta della principale lega professionistica a stelle e strisce. Curry non ha mai fatto mistero di avere una visione del Mondo agli antipodi rispetto a Donald Trump, e all'inizio della nuova annata l'ha confermato. "Si tratta di me, ma anche della squadra e della franchigia". Tutto era partito nell'agosto del 2016 quando Colin Kaepernick (team San Francisco di football) disse, dopo l'ennesimo caso di discriminazione razziale contro afroamericani: "Non starò in piedi a dimostrare il mio orgoglio per la bandiera di un paese che opprime le minoranze etniche".

Paradossalmente è proprio in mezzo a questa bufera sportiva che Melania Trump sta per fare il suo debutto da sola all'estero come madrina dello sport.