Tangenti e protesi, coinvolti tre medici bergamaschi

Tangenti e protesi, coinvolti tre medici bergamaschi

Le indagini hanno svelato un articolato meccanismo corruttivo, ideato e realizzato dai rappresentanti di una società produttrice di protesi. Alcuni chirurghi ortopedici avrebbero agito con la complicità dei medici di base per reclutare pazienti. Cinque di essi sono finiti in carcere, altri agli arresti domiciliari o sottoposti all'obbligo di firma. Sono 21 gli indagati, tra ortopedici, medici di base e rappresentanti delle ditte farmaceutiche, accusati a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione e falso ideologico in atti pubblici.

Tra gli arrestati anche nomi noti del settore, come Claudio Manzini responsabile dell'unità di ortopedia e traumatologia della Clinica Zucchi (che appartiene al Gruppo ospedaliero San Donato). I riscontri hanno evidenziato che in alcune strutture private convenzionate con il S.S.N. emergeva un numero elevato di pazienti sottoposti a interventi chirurgici per installazione di protesi, molti dei quali provenienti da fuori regione. Tra i chirurghi arrestati figurano due medici operanti per il Policlinico di Monza e la Clinica Zucchi.

Tutto partiva dai medici di base compiacenti che si muovevano come "procacciatori di pazienti", soprattutto anziani.

Il "disturbo" per i medici degli ospedali di Monza che impiantavano le protesi scadenti era lautamente pagato: contributi mensili di 300 euro, biglietti aerei, cene, viaggi, congressi, pubblicazioni scientifiche spesate e perfino assunzioni di personale ad hoc. Ci sarebbe alle spalle un presunto giro di mazzette per favorire una società fornitrice di protesi, che sarebbero state anche di bassa qualità e secondo quanto riferito dal procuratore Luisa Zanetti, per altri sei medici è stata applicata la misura cautelare come già detto, della sospensione dall'esercizio delle attività di medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale. E' uno scenario inquietante quello che emerge dalle intercettazioni disposte dagli inquirenti nel novembre del 2014 nell'ambito dell'inchiesta sulla corruzione nel mondo della sanità lombarda che ha portato all'arresto di dodici medici.

La scelta delle protesi da impiantare da parte dei medici non rispondeva alle esigenze di salute dei pazienti ma era finalizzata all'ottenimento di denaro e favori da parte dei chirughi che rinunciavano alla imparziale discrezionalità che il ruolo prevede.