Strage del Rapido 904, presidente in pensione e processo da rifare

Strage del Rapido 904, presidente in pensione e processo da rifare

La corte, nell'udienza di oggi, ha infatti stabilito il rinvio a data da destinarsi per consentire il completo svolgimento della nuova istruttoria, che l'attuale collegio giudicante non avrebbe potuto portare avanti a causa dell'imminente pensionamento del giudice. Il problema è la riforma Orlando, questo continuo rimandare non fa che prolungare il nostro dolore. "Varando la riforma - spiega Albamonte - il governo precedente ha avuto un atteggiamento poco ponderato". Una mossa che aveva surriscaldato i rapporti tra il sindacato delle toghe e l'esecutivo. Il tutto con un inevitabile allungamento dei tempi. Ed è lei a farsi portavoce, ancora una volta, di chi su quel treno ha trovato la morte (come l'intera famiglia Calvanese composta da madre, padre e due bambini), ma anche di chi vi è miracolosamente scampato e ne porta i segni nell'animo e sul corpo (come Enza Napoletano, Filomena Albanese, Antonio Calabrò e Mariano Pappalardo). Purtroppo c'è stata questa doppia coincidenza la legge entrata in vigore il 3 agosto e il pensionamento del presidente della Corte.

"C'e' grande sconforto tra i familiari delle vittime della strage - ha commentato l'avvocato Danilo Ammannato, legale di parte civile - A piu' di trent'anni di distanza dalla strage siamo ancora senza una verita' accertata da un tribunale". "Per noi è stata una doccia fredda, siamo sconcertati, stupiti e sconvolti". E soprattutto: quella frase, "avete già aspettato tanto tempo, cosa cambia?.", è surreale proprio perché il punto non è aspettare solo un altro mese in più, ma stabilire se davvero abbia senso celebrare un processo sette lustri dopo i fatti in questione. Ricominciare da capo è veramente una cosa avvilente. Una donna, la presidente Rosaria Manzo, che ha gli stessi anni della strage, ossia 33, essendo nata un mese prima di quell'attentato.

Il commento del Ministro della Giustizia, Orlando: "La necessità di rinnovare il dibattimento in caso di appello del pm contro una sentenza fondata su prove testimoniali discende da una consolidata giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, ampiamente recepita dalla Corte di Cassazione già prima della modifica legislativa dello scorso luglio".