Salvini: parte oggi da Pontida la lunga marcia verso il governo

Salvini: parte oggi da Pontida la lunga marcia verso il governo

Visitando gazebo e stringendo mani, Salvini si è presentato indossando una felpa blu con la scritta "Salvini premier", lo slogan che più di ogni altro quest'anno si è sentito riecheggiare a Pontida, dove è aperta a che la campagna per il Sì ai referendum per l'autonomia di Lombardia e Veneto. "Andremo avanti anche senza soldi, chiederemo aiuto agli italiani, ma l'anno prossimo saremo a Pontida con una Lega e un centrodestra al governo, con l'Italia che riparte nel nome del lavoro, della sicurezza e soprattutto della democrazia". E su un incontro con il leader di Forza Italia a settembre afferma: "può essere, siamo solo a metà mese". La decisione l'ha presa il segretario federale, che precisa: "A Pontida ci siamo tutti", anche Umberto Bossi, "ma nei momenti eccezionali parla uno".

Maroni, mi spiace per Bossi, lui è Pontida - "Questo mi spiace, perché Pontida è Bossi". Per la prima volta, ad esempio, non è previsto in scaletta l'intervento del fondatore della Lega, Umberto Bossi (quando ebbe il malore, nella primavera del 2004, il raduno non si tenne). Salvini ha confermato, al suo arrivo a Pontida, di voler proporre in tutta Italia il modello dei referendum consultivi sull'autonomia, uno dei temi del raduno di quest'anno. "La Lega - ha aggiunto - ha una voce sola". La ragione è che la procura non si fida dei "conti in rosso della Lega " e teme che la cifra richiesta alla Lega come risarcimento dei rendiconti irregolari presentati in Parlamento per ottenere fondi pubblici, non venga restituita.

Poi subito un accenno alle vicende giudiziare che hanno coinvolto il partito nei giorni scorsi, con il sequestro dei conti correnti da parte della Procura. "Le storie e la legge non si processano", così sempre Salvini dal palco. Cozzi ha anche motivato la scelta di operare il sequestro in questo frangente:"Si tratta di un sequestro cautelativo, che segue una sentenza del tribunale di Genova". Ma non ci fermiamo. Ma una cosa (oltre al fatto di "non aver paura" della competizione con Luigi Di Maio e Matteo Renzi) è certa: "Domani parlerò più con il cuore che con la testa", ha promesso ai giovani padani che intonavano "rossi di merda" all'indirizzo dei magistrati di Genova.