Per la Cassazione l'energia elettrica non è un bene indispensabile alla vita

Per la Cassazione l'energia elettrica non è un bene indispensabile alla vita

Lo ha sancito oggi la Cassazione (con la sentenza n. 39884/2017 sotto allegata), confermando la condanna per furto di energia elettrica nei confronti di una donna che si trovava in "condizioni certamente precarie e faticose".

L'energia elettrica "non è un bene indispensabile alla vita". "L'esimente dello stato di necessità - si legge nella sentenza - postula il pericolo di un danno grave alla persona, non scongiurabile se non attraverso l'atto penalmente illecito, e non può quindi applicarsi a reati asseritamente provocati da stato di bisogno economico, qualora ad esso possa comunque ovviarsi attraverso comportamenti non criminalmente rilevanti". La donna infatti si era giustificata davanti ai giudici sottolineando lo stato di necessità che l'aveva spinta al gesto e chiedendo quindi clemenza, ma per l'alta Corte l'elettricità procura "agi e opportunità" ma non averla non mette a rischio l'esistenza. "Infatti, l'energia elettrica veniva utilizzata anche per muovere i numerosi elettrodomestici della casa".

Per lei la Corte di appello di Lecce il 28 settembre 2016 aveva leggermente ridotto la pena rispetto al primo grado dichiarando però sussistente l'aggravante di aver agito fraudolentemente dal momento che anche quando l'allaccio avviene "senza rompere o trasformare la destinazione del cavo", si tratta sempre di un allaccio abusivo compiuto con fraudolenza. Ora, per decisione della Cassazione, dovrà pagare anche 2mila euro di multa la "pretestuosità" dei suoi motivi di ricorso.