Operazione Araba Fenice: le Fiamme Gialle sequestrano Enel a Cerano

Operazione Araba Fenice: le Fiamme Gialle sequestrano Enel a Cerano

Oltre alla centrale Enel di Cerano, i militari della Guardia di finanza hanno sottoposto a sequestro per traffico di rifiuti anche lo stabilimento di Taranto 'Cementir Italia spa' e i parchi 'loppa d'altoforno, nastri trasportatori e tramogge' di quest'ultima fabbrica e del siderurgico Ilva di Taranto. Gran sarebbero stato originati dall'adiacente stabilimento Ilva.

Dalle indagini è emerso che le materie prime utilizzate da "Cementir Italia" per la produzione di cemento e acquistate dall'Ilva e dallo stabilimento Enel di Cerano non erano conformi agli standard richiesti dalle normative vigenti.

La loppa d'altoforno, venduta dall'Ilva alla Cementir, avrebbe criticità connesse alla commistione con scarti e rifiuti eterogenei (scaglie di ghisa, materiale lapideo, profilati ferrosi, pietrisco e loppa di sopravaglio) che ne inficerebbero la capacità di impiego allo stato tal quale nell'ambito del ciclo produttivo del cemento. La loppa per poter essere utilizzata nel processo produttivo del cemento, a causa della presenza di quei materiali, avrebbe dovuto essere sottoposta a "vagliatura" finalizzata alla rimozione dei rifiuti eterogenei e dei frammenti di dimensioni più consistenti, e "deferrizzazione" finalizzata alla rimozione dei residui metallici, profilati di ferro, crostoni nonché gocce, e la cosiddetta "ghisetta", cioè frammenti e polveri di ghisa, Secondo la perizia effettuata dal consulente della Procura di Lecce tali processi sarebbero stati svolti in maniera parziale e insufficiente sia dal produttore ILVA che dall'acquirente Cementir.

"Secondo la nostra ricostruzione accusatoria e quello che emerge dalle intercettazioni, i dirigenti Enel sapevano della circostanza" che le ceneri inviate alla Cementir per la produzione di cemento non erano in regola.

Gli investigatori hanno riscontrato la contaminazione delle ceneri vendute al cementificio con sostanze pericolose quali ammoniaca, mercurio, nichel e vanadio.

La gestione promiscua delle diverse tipologie di ceneri da parte di Enel si sarebbe così tradotta in un oggettivo vantaggio patrimoniale.

La commercializzazione di ceneri contaminate, circa 2 milioni e 553 mila tonnellate, ha consentito ad Enel di reperire un canale di smaltimento di questi rifiuti alternativo e più economico rispetto a quelli conformi alla normativa vigente.

La consapevole "piena coscienza" di alcuni dirigenti Enel della pericolosità delle ceneri, è testimoniata anche da alcune intercettazioni telefoniche, in cui i manager farebbero riferimento alla necessità di confondere gli inquirenti presentando loro dati alterati e non veritieri e sopratutto di evitare di comunicare con l'Arpa, l'Agenzia regionale protezione ambiente. Questa condotta "illecita", sostengono i magistrati, ha di fatto "trasformato una voce di costo aziendale legata allo smaltimento di rifiuti in una fonte di introiti per Enel rappresentato dal prezzo corrisposto da Cementir per la somministrazione delle ceneri". Per tutti i siti è stata disposta la facoltà d'uso provvisoria per un termine non superiore ai 60 giorni.

I provvedimenti relativi alla centrale di Enel Produzione, precisa la nota, "riguardano l'uso delle ceneri nell'ambito di processi produttivi secondari".