Iraq, Iran e Turchia pronti a "contromisure" su voto Kurdistan

Iraq, Iran e Turchia pronti a

Che ha poi aggiunto: "Se si cambia la costituzione e si cambiano i confini dell'Iraq si incentivano di fatto i Paesi della regione a violare i confini iracheni". Anche e soprattutto se si pensa al coinvolgimento dell'Iraq nella guerra contro lo Stato Islamico, che si sta combattendo pure sul suo territorio.

Il parlamento della regione autonoma del Kurdistan iracheno ha votato venerdì 15 settembre a favore dell'organizzazione del referendum per l'indipendenza il 25 settembre. "Ancora sabato, inoltre, il parlamento locale è stato chiamato a pronunciarsi su una mozione che proponeva un "piano alternativo" al referendum, con conseguente possibilità di rinvio dello stesso (quanto ai contenuti, si sa soltanto che il documento mirava a dare un non meglio specificato "quadro giuridico" alla consultazione").

Il premier iracheno Haidar al-'Abadi, dal canto suo, ha minacciato di intervenire militarmente nel caso in cui il Referendum per l'indipendenza nel Kurdistan portasse allo scoppio di atti di violenza; ha infatti sostenuto: "se gli iracheni saranno vittime di minacce dovuto all'uso di violenza al di fuori della legge, allora interverremo militarmente".

Infatti l'indipendenza di una parte del grande Kurdistan potrebbe diventare una finestra per guardare e dare una mano ai loro fratelli che si trovano nel Kurdistan della Turchia (Kurdistan del Nord), nel Kurdistan dell'Iran (Kurdistan Rojhalat) e incoraggerebbe i curdi del Kurdistan della Siria che sono già a metà dell'opera e che continuano a combattere l'Isis. Discorso questo che vale in particolare per Ankara, per la quale la "questione curda" costituisce da sempre una spina nel fianco di notevoli proporzioni. Mentre il presidente della regione del Kurdistan, Mas'ud Barzani, ha sottolineato che "il tempo per parlare di scelta è finito", Mala Bakhtiar - dirigente del partito Unione Patriottica del Kurdistan, guidato dall'ex presidente iracheno Jalal Talabani - ha lanciato un appello affinché la situazione venga presa sul serio.