Dal 2018 le donne andranno in pensione a 66 e 7 mesi

Dal 2018 le donne andranno in pensione a 66 e 7 mesi

Con tale provvedimento, l'età pensionabile viene equiparata tra uomini e donne a 66 anni e sette mesi, la più alta in Europa e che nei prossimi anni verrà adeguata, salendo a 67 anni nel 2019, con il governo a lavoro anche per eliminare disparità di genere di accesso e trattamento per maternità e prestazioni pensionistiche.

Aumenta anche l'età pensionabile per le lavoratrici autonome (adesso fissata a 66 anni e un mese), mentre per il momento rimane ferma a 66 anni e sette mesi quella delle dipendenti pubbliche. Per valutare questo "Basti guardare ai principali Paesi europei come la Germania, dove l'età pensionabile è fissata a 67 anni solo nel 2029 - si legge nella relazione illustrativa al ddl - o il Regno Unito, dove l'età richiesta per accedere alla pensione è pari a 65 anni, per uomini e donne, a decorrere dal 2018, o ancora l'Austria, che pone in quiescenza a 65 anni gli uomini e ancora a 60 anni le donne, con un aumento progressivo per parificarne l'età pensionabile entro il periodo 2024-2033". E' quanto sottolinea il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, responsabile del dipartimento previdenza. Firmatari i deputati della Lega Nord che hanno presentato alla Camera il disegno di legge A.C. 4600 recante "Modifiche all'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, in materia di adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita" (qui sotto allegato). "E' fondamentale che si trovino strumenti che riconoscano questa differenza". "Credo che vada riconosciuto - ha detto - il lavoro di cura come ad esempio nel caso della presenza in famiglia di una persona disabile e che si debba tenere conto dei figli avuti".

Tra le proposte del governo per venire incontro alle donne lavoratrici che hanno difficoltà a maturare gli anni di contributi necessari alla pensione per via delle carriere più brevi, interrotte e meno retribuite, c'è una riduzione di almeno due anni dei requisiti contributivi per le lavoratrici che accedono all'Ape sociale. "Gran parte delle risorse stanziate non sono state utilizzate".