Clamoroso. Caso Consip, il pm Woodcock sotto accusa per falso

Clamoroso. Caso Consip, il pm Woodcock sotto accusa per falso

La vicenda Consip sta diventando l'emblema significativo di un grave problema istituzionale che può avere effetti devastanti su UNA pubblica opinione già stremata ed infiacchita dallo stillicidio giornaliero su chi gestisce la macchina pubblica.

Il sostituto procuratore Henry John Woodcock sarebbe indagato dalla procura di Roma per falso in concorso con il capitano del Noe, Gianpaolo Scarfato. Quest'ultimo confermò tale versione durante l'interrogatorio. L'iscrizione anche per falso del pm napoletano, avvenuta precendentemente l'atto istruttorio, è legata alle circostanze che hanno portato la Procura di Roma ad ipotizzare la stessa accusa nei confronti dell'ex capitano del Noe, ora maggiore del Comando provinciale dei carabinieri di Napoli, Gian Paolo Scafarto in in merito alla fondatezza di una presunta presenza di 007, da lui indicata in una informativa, nell'attività di indagine sugli appalti Consip. A raccontare i colloqui avuti con loro è la procuratrice capo di Modena, Lucia Musti, in un'audizione tenuta a luglio scorso al Csm, nella quale ha riferito che nell'aprile 2015 i due carabinieri le avrebbero detto: "Dottoressa, lei, se vuole, ha una bomba in mano".

Nel frattempo si viene a sapere che il PM Woodcock è indagato anche per falso, insieme a Scafarto, dai colleghi romani.

Le due bombe che avrebbero potuto fare male a Renzi, dunque, sarebbero state i casi Cpl Concordia e Consip. "Soprattutto, non ho mai parlato di Matteo Renzi con nessuno, nemmeno con la dottoressa Musti". Sarà vero? Il ministro della Difesa Pinotti chiede all'Arma di verificarlo. "Credo che ci sia bisogno di stabilire la verità perché la democrazia vive solo se si stabilisce la verità dei fatti". "In altri tempi si sarebbe parlato di eversione, se non di peggio", commenta amaro il capo dei senatori dem, Luigi Zanda.

Secondo l'accusa, quando inserì questo dato nell'informativa trasmessa agli inquirenti Scafarto già sapeva che i Servizi non c'entravano, ma poi è stato lo stesso ufficiale a chiamare in causa il magistrato; quella scelta non fu sua, ma "indotta" dal pm, avrebbe detto in un interrogatorio, prima di trincerarsi nel silenzio tenuto negli ultimi mesi.