"Caporali" e razzisti, pagavano in base al colore della pelle

Due fratelli di Amantea, di 48 e 41 anni, sono finiti agli arresti domiciliari.

L'operazione di oggi, chiamata non a caso "Lavoro Sporco", è scattata all'alba ed è stata eseguita dai militari della Compagnia di Paola che ritengono di aver scoperto, appunto, un giro di sfruttamento dei rifugiati ospitati nei centri di accoglienza.

Paga in base al colore della pelle: l'ennesimo caso di razzismo accaduto nuovamente in Italia. Le accuse sono di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravati dalla discriminazione razziale. Da quanto gli inquirenti sono riusciti ad appurare, avrebbero fatto lavorare in nero nella loro azienda agricola migranti africani, romeni e indiani con una paga stabilita sulla base del colore della pelle. Le indagini hanno permesso di accertare che i rifugiati, principalmente provenienti dal Nigeria Gambia, Senegal e Guinea Bissau, venivano solitamente prelevati in una parallela del centro di accoglienza "Ninfa Marina" e portati a lavorare nell'azienda agricola dei due fratelli arrestati. I rifugiati africani lavoravano nei campi insieme ad altri lavoratori in nero provenienti dalla Romania e dall'India. Il provvedimento prevede anche il sequestro preventivo dell'azienda e di altri beni mobili di proprieta' degli arrestati, per un valore di circa due milioni di euro.

Per questo i due arrestati risponderanno anche dell'aggravante della discriminazione razziale. I provvedimenti sono stati disposti dal gip del Tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, su richiesta della locale Procura. In particolare, i 'bianchi' avevano diritto a 10 euro in piu' degli africani.

Ma non solo: le condizioni di lavoro erano anche degradanti: si dormiva in baracche, si mangiava a terra e tutti erano sottoposti ad una stretta e severa sorveglianza da parte dei due fratelli.