Bce, Draghi: Ancora necessaria una politica monetaria accomodante

Bce, Draghi: Ancora necessaria una politica monetaria accomodante

(Teleborsa) - La crescita economica dell'Area Euro è solida e diffusa tra tutti i settori.

Accanto a questo però il presidente della Bce, Mario Draghi, avvisa che l'inflazione nell'Eurozona "deve ancora mostrare segnali convincenti di un rialzo sostenuto". La Banca centrale europea ha nuovamente rivisto in meglio le stime per il 2017, portandola al 2,2% dal precedente 1,9%. I tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale sono rimasti invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%.

Come se questo non fosse sufficiente, sono arrivate anche le cifre, al ribasso, riguardanti le previsioni di inflazione nell'area euro che dall'attuale 1,5% per il 2017, dovrebbero scendere all'1,2% nel 2018 e risalire all'1,5% nel 2019, ancora lontano da quel famoso target del "vicino al 2%" fissato da tempo dalla Bce e ancora molto lontano dall'essere raggiunto. Oggi, il cambio euro/dollaro resta letteralmente congelato a 1,194 USD, in attesa di qualche elemento in più per prendere una direzione decisa. "La recente volatilità del cambio" dell'euro rappresenta, tuttavia, "una fonte di incertezza che richiede monitoraggio per le sue implicazione sulle prospettive di inflazione", ha precisato Draghi che ha esortato a rafforzare l'Unione monetaria. Lo confermano anche le informazioni emerse dal Beige Book.E' dunque più probabile che l'Istituto di Francoforte si muova all'insegna della cautela, per non turbare i mercati, sempre pronti ad evidenti choc, offrendo solo qualche cenno su una futura inversione di rotta della politica monetaria. La Bce, quindi, lascia ancora una volta la porta aperta sul prolungamento degli stimoli monetari e poiché recentemente ha usato l'espressione "medio termine" - che nel gergo tecnico del Direttorio equivale a un lasso di tempo di circa 5 anni - alcuni economisti ritengono che il Qe proseguirà fino al 2022.