Trump a Nordcorea: alle minacce risponderemo con "fuoco e furia"

Trump a Nordcorea: alle minacce risponderemo con

In totale, la Corea del Nord avrebbe a questo punto circa 60 bombe atomiche, ma si stimava che nessuna fosse adatta ad essere montata sui missili intercontinentali. Questa minaccia giunge alcune ore dopo la dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha promesso "fuoco e furia" sulla Corea del Nord nel caso in cui Pyongyang continuerà a minacciare gli Usa. Normalmente, in condizioni simili, i presidenti statunitensi si sono preoccupati di evitare ogni possibile escalation, e hanno usato un linguaggio ancora più moderato di quello che probabilmente avrebbero voluto, limitandosi a minacciare vaghe "risposte" a possibili pericoli per gli Stati Uniti. "Obietto alle parole del presidente, perché bisogna essere sicuri si possa fare quanto si dice", ha spiegato McCain. Secondo quanto riportano i media internazionali citando fonti militari di Pyongyang, la Corea del Nord starebbe "considerando" un piano per colpire con un missile a raggio intermedio la base Andersen della Us Air Force che ha sede nell'isola di Guam, nel Pacifico a soli 3.400 km da Pyongyang.

Da diversi mesi la Defense Intelligence Agency, la principale agenzia di intelligence americana per l'estero, segue i movimenti di Pyongyang grazie anche alla collaborazione del Ministero della Difesa giapponese. L'isola di Guam si trova a circa 3.200 chilometri di distanza dalla Corea del Nord, una distanza percorribile dai missili a medio raggio Hwasong-12, che l'esercito nordcoreano ha più di una volta testato con successo. "Andrebbe incontro a un fuoco e a una furia mai visti al mondo", ha tuonato l'inquilino della Casa Bianca.

Questo progetto sarà finalizzato "e verrà messo in pratica in modo consecutivo e simultaneo, quando Kim Jong-Un, comandante supremo della forza nucleare, lo deciderà", ha aggiunto l'agenzia di stampa ufficiale.

Nonostante la minaccia di sanzioni avanzata dall'Onu e l'altolà posto dalla Cina all'azione di Kim, il dittatore sembra intenzionato a proseguire sulla sua linea di riarmo, contribuendo ad accrescere i timori legati alla possibilità di ulteriori e pericolosi test. Per il momento il governatore di Guam, Eddie Baza Calvo, ha fatto sapere che non esiste alcuna minaccia imminente per il territorio, il quale è stato definito come ben protetto. Per il momento, quindi, le parole di Trump restano solo parole: questo non vuol dire però che non abbiano conseguenze.

Era solo una questione tempo perché il regime di Pyongyang ottenesse la tecnologia necessaria per miniaturizzare un ordigno nucleare.