Morto Paolo Villaggio, diede vita al celebre ragionier Fantozzi

Morto Paolo Villaggio, diede vita al celebre ragionier Fantozzi

Addio a Paolo Villaggio.

Dire che sia il cinema a essere in lutto potrebbe probabilmente essere riduttivo: a piangere Paolo Villaggio, il famoso attore genovese scomparso oggi a Roma all'età di 84 anni, è l'intero mondo della cultura italiana. Con i suoi personaggi, divenuti famosi negli anni Settanta e Ottanta, Fantozzi e Fracchia, raccontò l'uomo medio italiano. Il geniale artista comico, nato a Genova il 30 dicembre 1932, si è spento a Roma. La sua penna si soffermò in particolare sulla società delle 'mezze maniche', la classe media, formata dagli impiegati di cui Fantozzi ne era l'emblema. Villaggio diede il suo nome al suo avatar "Ugo Fantozzi", il personaggio ideato e interpretato per ben dieci pellicole. E Villaggio era maestro nell'enfatizzare tutti i vizi, le manchevolezze e persino i sentimenti dei personaggi da lui creati. "La gente lo vede, ci si riconosce, ne ride, si sente meglio e continua a comportarsi come Fantozzi".

Nel corso della sua lunghissima carriera ha recitato anche in parti drammatiche, diretto da Federico Fellini, Marco Ferreri, Lina Wertmüller, Ermanno Olmi e Mario Monicelli. Nell'agosto del 2000 gli fu assegnato al Festival del cinema di Locarno il Pardo d'onore alla carriera. Il diabete è stato più forte delle terribili punizione del duca conte Barambani o della visione de "La Corazzata Potemkin" nel giorno in cui l'Italia si ferma per la sfida degli azzurri contro i maestri inglesi.

Proprio la figlia alcuni mesi fa si era scagliata contro il cinema italiano per aver abbandonato suo padre, lo sfogo sempre in un messaggio Facebook e poi il chiarimento: "Non volevo scatenare un putiferio".

"Me lo immagino entrare nel misterioso luogo del trapasso e ricevere i meritatissimi 92 minuti di applausi", ha scritto qualcuno, seguito da un "Grazie di tutto #PaoloVillaggio, mi hai aiutato a capire in tempo tante cose della vita", da "Con #Fantozzi ci ha fatto ridere delle nostre debolezze e dei nostri difetti, della nostra umanità".