Emergenza migranti, Corte Ue: Asilo spetta a Paese d'arrivo

Emergenza migranti, Corte Ue: Asilo spetta a Paese d'arrivo

La Corte di Giustizia dell'Ue era stata chiamata a pronunciarsi su un caso riguardante la Croazia e la Slovenia, a proposito di migranti che hanno attraversato clandestinamente la frontiera tra Croazia e Slovenia.

Solo la Commissione Ue manda segnali di collaborazione concreta nei confronti dell'Italia, con l'impegno di istituire una task force che aiuti l'asilo e il rimpatrio, più 100 milioni di euro del fondo per l'emergenza per rendere più attuabile il piano Minniti per l'accoglienza e l'integrazione.

Anche in una crisi migratoria, per l'esame delle richieste di asilo è competente lo Stato d'ingresso e non quello in cui la richiesta è presentata.

La sentenza della Corte Ue riguarda i casi di un siriano e di alcuni afghani che nel 2016 sono entrati in Croazia dalla Serbia. La Corte ha ribadito che il regolamento Dublino III attribuisce allo Stato iniziale di ingresso la competenza a esaminare la domanda di protezione internazionale e che lo Stato che conceda un'autorizzazione per motivi umanitari non è esonerato da questa responsabilità. Per la Corte, poi, "la nozione di "attraversamento irregolare di una frontiera" abbraccia anche la situazione in cui uno Stato membro ammetta nel proprio territorio cittadini di un paese non UE invocando ragioni umanitarie e derogando ai requisiti di ingresso in linea di principio imposti ai cittadini di paesi non UE". Inoltre, secondo la Corte, "il fatto che l'attraversamento della frontiera sia avvenuto in occasione dell'arrivo di un numero eccezionalmente elevato di cittadini di paesi non Ue non è determinante".

A giugno il ritmo delle 'relocation' dei migranti nell'Ue ha raggiunto livelli record con mille trasferimenti dall'Italia e oltre duemila dalla Grecia. A opporsi sono state Slovacchia e Ungheria che, al pari di Repubblica ceca e Romania, hanno votato in seno al Consiglio contro l'adozione di tale decisione e hanno chiesto alla Corte di Giustizia di annullarla. Il Consiglio, insomma, può adottare "tutte le misure temporanee che reputi necessarie per far fronte a una crisi migratoria". Secondo l'interpretazione proposta dall'avvocato generale, "la decisione impugnata contribuisce in modo automatico ad alleviare la forte pressione esercitata sui sistemi di asilo greco e italiano a seguito della crisi migratoria dell'estate del 2015 ed è quindi idonea a realizzare l'obiettivo che essa persegue". E, infatti, il primo aveva presentato domanda in Slovenia, mentre i secondi in Austria. In questo contesto, il Tribunale di Milano aveva chiesto alla Corte Ue, in via pregiudiziale, se, in base al diritto europeo il Tribunale possa decidere immediatamente - come previsto dal diritto italiano in un caso del genere - oppure se debba comunque procedere a una nuova audizione del richiedente asilo.