Yara, processo d'Appello per Bossetti: "Convinto che avrò finalmente giustizia"

Yara, processo d'Appello per Bossetti:

Nella giornata di domani inizierà il processo di secondo grado contro Massimo Bossetti. Bossetti, che si e' sempre dichiarato innocente, sara' presente in aula, dove invece mancheranno i genitori di Yara, rappresentati dai legali Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, che hanno sempre preferito tenersi lontani dai riflettori.

Anche uno dei legali del muratore di Mapello, Paolo Camporini (che lo assiste assieme all'avvocato Claudio Salvagni) ha raccontato le sensazioni che ha avuto dal recente incontro avuto con Bossetti: "L'ho visto lo scorso 15 giugno quando ho depositato a Brescia i motivi aggiunti all'atto d'appello è concentrato, teso perché si parla della sua vita, ma è fiducioso che stavolta possa arrivare finalmente giustizia, perché confida molto nell'appello".

A questo proposito, la trasmissione di Rete4 Quarto Grado, in onda il 30 giugno con uno speciale sul caso Yara, avrebbe ottenuto l'esclusiva della notizia dal blogger Gianluca Neri, tra gli ideatori del progetto televisivo su Bossetti. Si aprì così una nuova fase di indagini e si scoprì che Ester Zaruffi, madre di Bossetti, a fine anni Sessanta, prima di trasferirsi con la famiglia nella Bassa Bergamasca, aveva vissuto a Ponte Selva, in Val Seriana, e che proprio in quegli anni Guerinoni era stato suo vicino di casa.

Il fulcro del processo resta però il dna. E, secondo l'accusa, assassino di Yara. Per l'accusa la traccia di Ignoto 1, quella riconducibile a Bossetti, è la prova che sarebbe lui il colpevole dell'atroce delitto. Tutto ruota attorno al dna, dunque. La foto accompagna la richiesta della difesa di una maxi perizia su più elementi, tra cui il Dna. Sulla pressione mediatica puntano il dito i legali di Bossetti secondo i quali "il processo e' stato influenzato e continua a esserlo da pressioni esterne dirette da un lato a trovare un colpevole a ogni costo e dall'altro a esaltare i metodi dell'indagine che hanno portato ad accusare Bossetti". La presenza del suo furgone nella zona della palestra frequentata da Yara in un'orario compatibile con quello della scomparsa della ragazzina, il suo cellulare che agganciò la cella di Brembate Sopra un'ora prima del rapimento della tredicenne (venne poi spento pochi minuti prima del rapimento per poi essere riacceso soltanto la mattina successiva), le tracce di polvere di calce provenienti da uno dei cantieri edili della zona e ritrovate sul corpo della vittima.