Un aereo militare siriano è stato abbattuto dalla coalizione a guida statunitense

Mosca risponde con durezza all'abbattimento di un caccia siriano da parte di un F-18 Usa e così facendo getta ulteriore benzina sulle già infiammate relazioni con gli Stati Uniti, ribadendo allo stesso tempo il suo fermo sostegno al regime di Assad. La reazione dell'asse Mosca-Damasco non si è fatta attendere.

La discesa del battagliero siriano, un Su-22, è stata confermata da una dichiarazione ufficiale dell'operazione Inherent Resolve, la task force internazionale contro l'Isis, che ha accusato il governo siriano di indirizzare i combattenti delle forze democratiche siriane. Inoltre, Damasco sostiene che il caccia era in realtà in missione contro i terroristi del Califfato e che il pilota si è catapultato e risulta disperso.

Attraverso i loro protetti, americani e russi si contendono l'influenza nella regione, e la guerra in Siria assume una nuova, inquietante dimensione. "Ogni aereo americano a ovest dell'Eufrate sarà considerato un potenziale obiettivo", ha avvertito Mosca. Gli Usa, per bocca del generale Dunford, hanno fatto sapere che stanno "lavorando sul fronte diplomatico e su quello militare per ristabilire" la hot line. La differenza però è che questa volta Usa e Russia potrebbero non rimanere semplicemente a guardare. Al momento la situazione più complicata è probabilmente quella dei russi, che devono tenere a bada, diciamo così, sia Assad che l'Iran. Nel settembre 2016, una coalizione air strike su Deir ez-Zor ha ucciso più di 60 soldati siriani, mentre nell'aprile 2017 il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato un attacco missilistico Tomahawk sulla base aerea Shayrat, apparentemente in rappresaglia per il presunto uso di armi chimiche del governo siriano, anche se non è emersa alcuna prova concreta fino ad oggi.

E tutto ciò senza che l'aviazione americana abbia rispettato l'obbligo di preavviso alle forze Russe in violazione del memorandum firmato nel 2015 che prevedeva tale obbligo di reciproca informazione preventiva in caso di attacchi aerei al fine appunto di evitare incidenti aerei fra Russi ed Americani. Infatti sono stati lanciati dei missili contro una base ISIS in Siria, Da notare che i missili sono partiti da una base situata in Iran, a dimostrazione che il governo iraniano intende reagire all'attacco di alcuni giorni fa contro il Parlamento. Nicholas Heras, analista del Center for a New American Security, ha detto al Washington Post: "Il jolly in questa situazione è la logica di un regime di Assad che ha deciso che non vuole più essere confinato in un piccolo stato della Siria occidentale", quindi che vuole spingersi sempre più a est, territorio conteso anche dagli alleati degli americani.