Ue, Cina e India: tutti contro Trump. Putin: dialogare con Usa

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Non ha infatti nemmeno citato né i costi della crisi climatica che sono ingenti anche negli Usa (siccità con perdite in agricoltura, enormi costi assicurativi e di riparazione dei gravissimi danni causati dell'aumento della frequenza e della intensità degli eventi atmosferici estremi, costi sanitari delle ondate di calore ecc), né i vantaggi economici e occupazionali generati dagli investimenti sviluppati dalle diverse imprese americane low-carbon della green economy di gran lunga maggiori di quelli possibili del settore dei combustibili fossili.

Trump fuori dall'accordo di Parigi? Gli Usa avevano annunciato la ratifica dell'accordo sulla riduzione delle emissioni di gas responsabili dell'effetto serra il 3 settembre 2016, insieme alla Cina, alla vigilia del G20 ad Hangzhou. Dopo 12 giorni e notti di negoziati a Le Bourget, alle porte della capitale francese, le delegazioni hanno appianato le divergenze e hanno appoggiato l'accordo il 12 dicembre. L'obiettivo di Parigi era quello di limitare l'aumento della temperatura superficiale a meno di due gradi centigradi rispetto al livello pre-industriale entro il 2100. La prima è che gli USA possano avviare la procedura di recesso prevista nello stesso accordo di Parigi.

A questo proposito il portavoce del governo tedesco ha commentato che Berlino "si riconosce in modo inequivocabile nell'accordo di Parigi: speriamo che gli Usa si sentano ancora vincolati a questo". Il primo controllo quinquennale sarà quindi nel 2023. L'accordo prevede che i paesi di vecchia industrializzazione eroghino 100 miliardi all'anno (dal 2020) per diffondere in tutto il mondo le tecnologie verdi e decarbonizzare l'economia. I paesi più industrializzati volevano che fossero gli organismi internazionali a controllare se ogni paese rispetta le sue quote di emissioni; gli emergenti (soprattutto la Cina) hanno chiesto e ottenuto, invece, che ogni stato verifichi le sue.