Travolta nella ressa di piazza San Carlo: è morta Erika Pioletti

Travolta nella ressa di piazza San Carlo: è morta Erika Pioletti

I genitori hanno espresso la volontà di donare gli organi. La salma verrà poi cremata.

"Una tragedia che ha colpito da vicino l'intera comunità", sono le prime parole del sindaco di Beura, Davide Carigi, alla conferma del decesso della 38enne ossolana, morta nelle scorse ore dopo 12 giorni di coma al San Giovanni Bosco di Torino.

E invece il panico non si sa ancora da cosa scaturito ha fatto sì che Erika rimanesse travolta tra dalla folla, schiacciata fino all'arresto cardiaco. Le speranze erano finite. "Io non sono un tifoso sfegatato, sono juventino perché lo era mio nonno ma sarò andato due o tre volte in vita mia allo stadio" racconta, dannandosi perché per tutto l'anno "avevamo seguito la coppa con alcuni amici, si rideva, ci si prendeva in giro" e dannandosi perché "quella per la finale doveva essere una festa, non immaginavamo di trovarci in mezzo alla bolgia". Era venuta a vedere la finale di Champions per fare un regalo al suo fidanzato. "Ecco, 'mi spiace' sono parole che non riusciamo a sentire". Una morte che ferisce Torino, la sindaca Appendino lo sottolinea annunciando che il giorno dei funerali sarà lutto cittadino. Nel frattempo le bandiere del Comune e dei principali edifici pubblici della città sono a mezz'asta. "Non so cosa è successo in quella piazza, non lo so e non voglio saperlo". Non so se sia stato il destino, non so se arrabbiarmi. "Torino e i torinesi ben comprendono la gravità di quanto è accaduto", ha aggiunto, "e siamo convinti che apprezzerebbero la decisione di sospendere i festeggiamenti in onore del Santo patrono". "L'inchiesta avviata farà il suo corso e trarrà le conseguenze in ordine alle gravi responsabilità di ciascuno; ora è il momento della solidarietà di tutta la città che è chiamata a stringersi attorno alla famiglia di Erika per un abbraccio fraterno a Lei e ai suoi cari, insieme alla preghiera e al ricordo incancellabile che porteremo nel nostro cuore per sempre". "Potete scrivere che ci dovevano pensare prima?". Tutto inizia ad avere un senso dopo la testimonianza di un dipendente Apcoa, la società che gestisce il parcheggio, che si è recato in Questura per raccontare un dettaglio forse fondamentale.