Spending review, dal 2014 a oggi tagli per 30 miliardi

Spending review, dal 2014 a oggi tagli per 30 miliardi

Risultati tangibili, secondo il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan che, con una punta polemica, osserva: dopo questa presentazione "mi auguro si leggerà un po' meno sulla stampa che la revisione della spesa non si è mai fatta o si è fatta male". Ed è quasi in dirittura d'arrivo, seppure leggermente in ritardo rispetto alla tabella di marcia originaria, proprio un provvedimento attuativo di questa con cui saranno indicati gli obiettivi di riduzione di spesa dei ministeri nel prossimo triennio, a cominciare dalla stretta per oltre un miliardo nel 2018 da realizzare con la prossima legge di Bilancio e già fissata dall'ultimo Def. Ad annunciarlo è stato Gentiloni: è in arrivo "un Dpcm per nuove regole del bilancio in particolare per i ministeri per poter meglio programmare le spese". A fornire la cifre è la relazione annuale del Commissario straordinario alla Revisione della spesa, Yoram Gutgeld. Al netto del costo del personale, la riduzione rappresenta il 18% della spesa corrente. "Qualcuno continuerà a dirlo, ma qualcuno ci penserà due volte", ha rilevato il ministro dell'Economia.

La Pubblica amministrazione ha contribuito per il 24% della spesa complessiva al netto del costo del personale, mentre i comparti locali hanno contribuito per il 17%.

Fra gli effetti della spending review c'è un forte contenimento della spesa per consumi della Pubblica amministrazione, ovvero i costi di funzionamento.

Lo stesso Gutgeld ha specificato che con la spending review non si è voluto e non si vuole soltanto promuovere un risanamento dei conti pubblici (e una riduzione del deficit), ma si intende anche ammodernare i servizi.

Sul fronte Consip Spa, finita nell'occhio del ciclone negli ultimi mesi, - continua - svolge da due decenni un ruolo importante come centrale d'acquisto nazionale della pubblica amministrazione. Padoan ha anche tenuto a far notare che l'Italia fa da apripista nell'Eurogruppo per le politiche di revisione e razionalizzazione della spesa (è diventata un caso "interessante"). Infine, il finanziamento dei servizi pubblici essenziali che rappresentano la maggioranza delle risorse re-impiegate: le prestazioni previdenziali e assistenziali (12,7 miliardi), la sanità (3,7 miliardi), la spesa per migranti (3,4 miliardi), la scuola (3 miliardi) e la sicurezza (1 miliardo). "Il nostro orizzonte e traguardo non è quello dei tagli e basta, ma è quello dell'efficienza, noi siamo alla ricerca di sacche di inefficienza che determinano sprechi, ma anche di sacche i cui processi vanno migliorati".