Scandalo airbag: Takata dichiara bancarotta

Scandalo airbag: Takata dichiara bancarotta

Scusa per aver portato l'azienda alla bancarotta ufficiale, dichiarata proprio oggi, presentando i libri contabili sia al Tribunale Fallimentare di Tokyo che alle autorità degli Stati Uniti. Arriva all'epilogo uno dei maggiori scandali della storia automobilistica, in sostanza il numero sempre crescente di indennizzi a livello globale, hanno provocato una perdita netta di oltre 700 milioni di dollari.

Si tratta della più grande insolvenza mai registrata da un'azienda giapponese: un record negativo, questo, che comporterà il delisting dalla Borsa di Tokyo a partire dal prossimo mese. I circa 600.000 impiegati dell'azienda, sparsi in 23 paesi nel mondo, dovrebbero mantenere il posto di lavoro. In pratica l'esplosione di alcuni airbag in condizioni estreme hanno provocato la morte di sei persone: alcuni degli airbag di Takata disponevano di meccanismi di gonfiaggio difettosi che espandendosi con troppa forza rilasciavano schegge di metallo. Moltissimi costruttori sono stati costretti al richiamo di alcuni modelli per via di questo componente difettoso.

Takata è una multinazionale che, prima dello scandalo, controllava il 20% del mercato delle cinture di sicurezza e degli airbag.

L'amministratore delegato di Takata e nipote del fondatore, Shigehisa Takada, ha detto che si dimetterà non appena sarà terminata l'acquisizione.

Le passività di Takata supererebbero un trilione di yen (9 miliardi di dollari).