Sanita': Censis, per 31% italiani servizi peggiorati nell'ultimo anno

Sanita': Censis, per 31% italiani servizi peggiorati nell'ultimo anno

L'attesa per le prestazioni sanitarie nel servizio pubblico e' troppo lunga e spesso richiede anche l'esborso del ticket. Sono le conclusioni del Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute presentato oggi al "Welfare Day 2017", che inquadra il problema nella carenza di risorse nel comparto pubblico della sanità, vittima di un deficit che oscilla tra i 20 e i 30 miliardi di euro l'anno. Sale a 12,2 milioni il numero di persone che nell'ultimo anno hanno rinunciato o rinviato almeno una prestazione sanitaria per ragioni economiche: "oltre un milione 200 mila persone in più rispetto all'anno precedente". Si tratta di sistemi sanitari molto diversi tra loro, ma il nostro Paese perde il confronto anche per quanto riguarda i trend della spesa sanitaria pubblica: in Italia arretra con una riduzione del valore pro-capite dell'1,1% all'anno in termini reali dal 2009 al 2015 (dato Corte dei Conti).

Più di 12 milioni di italiani rinunciano alle cure per motivi economici. La prima è quella di realizzare "un secondo pilastro sanitario complementare per tutti i cittadini", come avviene in Francia: significa - spiega Rbm - evitare di far pagare di tasca propria le cure a 36 milioni di italiani intermediando collettivamente la spesa sanitaria privata e garantendo al sistema sanitario la disponibilità di 22 miliardi di euro/annui aggiuntivi ed un contenimento della spesa sanitaria privata da 8,7 miliardi di euro a 4,3 miliardi annui. Se oggi pesa per circa 580 euro pro-capite, nei prossimi dieci anni la stessa potrebbe toccare quota 1000 euro pro-capite.

Tra i cittadini che hanno dovuto affrontare spese sanitarie private, hanno incontrato difficoltà economiche il 74,5% delle persone a basso reddito (ma anche il 15,6% delle persone benestanti). Difficoltà per il 51,4% delle famiglie con al proprio interno una persona non autosufficiente, che hanno affrontato spese sanitarie di tasca propria. Sono invece 67 i giorni di attesa per una visita cardiologica, 79 giorni in Centro Italia. Perché gli italiani devono ricorrere di più al privato e pagare di tasca prorpia?

E d'altro canto - si legge nel Rapporto curato dal Censis e da RBM Assicurazione Salute - il privato per parte sua "si è andato strutturando in termini di quantità, qualità e tariffe della propria offerta in modo da intercettare la nuova domanda di sanità che si va spostando sui mercati privati". Per una colonscopia si attendono in media 93 giorni (+6 giorni rispetto al 2014), ma al Centro di giorni ce ne vogliono 109.

Il miracoloso recupero di sostenibilità finanziaria del Servizio sanitario di tante Regioni non è stato indolore, sottolinea il Rapporto del Censis: alla minore copertura pubblica fa da contraltare il più alto ricorso alla sanità pagata di tasca propria. Per una risonanza magnetica si attendono in media 80 giorni (+6 giorni sul 2014), ma al Sud sono necessari 111 giorni. Per una visita ginecologica si attendono in media 47 giorni e ne servono 72 al Centro. Per una visita ortopedica 66 giorni (+18 giorni sul 2014), con un picco di 77 giorni al Sud. "E a chi non ce la fa economicamente non resta che la rinuncia o il rinvio delle prestazioni". Al Sud pero' i soddisfatti sono solo il 47,3%, mentre sono il 60,4% al Centro, salgono al 76,4% al Nord-Ovest e arrivano all'80,9% al Nord-Est. Un rapporto che fotografa una situazione in cui i Sistemi sanitari locali sono sempre più divaricati, e le opportunità di cura per i cittadini sempre più differenziate. Non è solo un progetto, ma già una realtà perché le cooperative portano servizi di welfare a 7.000.000 di famiglie su tutto il territorio nazionale. Ed è nel Meridione la percentuale più alta di cittadini convinti che nell'ultimo anno il Servizio sanitario sia peggiorato nella propria regione, circa il 40% rispetto al 25% dei cittadini del Nord.