Salvate il soldato Matteo (Renzi)

Salvate il soldato Matteo (Renzi)

"A Renzi ho sempre riconosciuto che la sua ispirazione di fondo somigliava a quella del Lingotto", ha detto in una intervista a Repubblica il 27 giugno. Nelle ultime ore si sta registrando, in seno al Partito Democratico, un tutti contro tutti. Da un lato c'è una forza politica nata allo scopo di unire il centrosinistra e diventata negli anni causa di divisioni e rancori, un partito in perenne crisi, ormai privo e privato di credibilità che parte degli elettori votano non per reale convinzione, ma per un motivo molto più semplice: "Meglio una sinistra allo sbando che il Movimento 5 Stelle o l'accoppiata Berlusconi-Salvini". Lo strappo avvenuto successivamente tra Romano Prodi e Matteo Renzi si era consumata nella mattinata di ieri.

Per il segretario del Pd gli elettori hanno penalizzato chi governa. E sulla coalizione di centrosinistra, alla quale in molti (dalla minoranza Dem a Prodi) stanno lavorando, ha ribadito: "Si conferma la tesi che i migliori amici del Berlusca sono i suoi nemici".

Prodi nei giorni scorsi si era speso, anche con telefonate a Bersani e D'Alema, perché fossero superati i veti nei confronti del Pd e di Renzi nella costruzione del centrosinistra promossa da Pisapia. La mia tenda è molto leggera.

Salvate il soldato Matteo (Renzi)
Salvate il soldato Matteo (Renzi)

"Però - sottolinea Renzi - ha ragione Veltroni, non presentarsi contro ma per è tema che giudico fondamentale". "Intanto l'ho messa nello zaino". Ma affonda in un'insofferenza maturata da un po' sulla gestione del segretario.

Dario Franceschini critica Matteo Renzi: il voto dei ballottaggi è negativo. Sperava in qualcosa di meglio in Lombardia, teneva le dita incrociate per L'Aquila, ma sapeva che questo secondo turno non avrebbe sorriso al centrosinistra. Un conto è farsi andar bene un segretario che stravince le competizioni elettorali e referendarie, come accaduto con le elezioni europee del 2014, dopo trent'anni di dittatura del centrodestra. Il voto nazionale non è il voto amministrativo: "gli italiani ci sceglieranno se avremo un progetto vincente per l'Italia, non se accoglieremo un partitino in più o in meno in coalizione o se presenteremo un emendamento alla legge elettorale".

Fin quando Matteo Renzi sarà a capo del Partito Democratico non ci saranno speranze per una coalizione che comprenda gli scissionisti del Movimento Democratico e Progressisti e la sinistra radicale, da sempre ostile nei suoi confronti per via del Jobs Act. I fari sono puntati sulla Direzione Pd del 12 luglio, che si avvicina in un clima di "esasperazione", ha avvertito il coordinatore democrat Lorenzo Guerini. "E vedrete che scatteranno le altrui contraddizioni", conclude Renzi.