Salvataggio BpVi e Vb, Intesa: domani cda decisivo

Salvataggio BpVi e Vb, Intesa: domani cda decisivo

VENEZIA Ex popolari, salvataggio verso la svolta.

Fabrizio Viola consigliere delegato BPVi.

La situazione patrimoniale delle due banche venete è comunque drammatica, oltretuto sferzata dalla caduta libera delle attività a causa della fuga di correntisti. Non è invece sul tavolo una soluzione sul modello 'spagnolo', come l'acquisizione del Banco Popular ad opera del Santander.

Certo, la strada è tortuosa e non tollera imprevisti, i rischi sono così elevati che si è reso necessario prendere in considerazione anche una terza possibilità; la liquidazione ordinata delle due banche facendole uscire gradualmente dal mercato senza sollevare la leva di emergenza del bail-in. Sufficiente per spingere le banche maggiori a riconsiderare un intervento da 1,2 miliardi. "Non è un tema all'ordine del giorno ma penso se ne parlerà", ha detto a margine dell'assemblea generale di Assolombarda. La prima breccia decisiva, si era aperta in mattinata, intorno ad Intesa Sanpaolo.

L'intervento "di sistema" per mettere in sicurezza Veneto Banca e Popolare Vicentina fatica a decollare. "C'è qualcuno in Italia e in Europa che si è fatto l'idea che queste sono banchette. È ovvio che ogni intervento dipende dalle condizioni in atto e da quello che potrebbe succedere, quindi al momento non si può dire". Martedì è in agenda un Cda di Ca' de Sass in cui il dossier venete entrerà di prepotenza e da cui potrebbero arrivare azioni concrete. Ma a questo punto la principale resta la ricapitalizzazione precauzionale, chiudendo la trattativa con Bruxelles. Perché tutti sanno che quei 1.250 milioni richiesti dalla Ue come sostegno privato al salvataggio delle venete sono soldi buttati alle ortiche. Una questione di fiducia che manca.

Nonostante la flessione registrata negli ultimi 3 anni le due banche popolari venete hanno "sostenuto l'imprenditoria italiana mentre a livello di sistema bancario italiano è evidente il credit crunch alle imprese (-10,6% tra fine 2008 e fine 2016)". Di certo il mercato pare credere a una soluzione. Una lettera è partita anche dal think-tank delle categorie "Arsenale 2022": "È concreto il rischio di un effetto domino che andrebbe a colpire le imprese ed il lavoro, reinnescando una spirale di crisi".