Salute, 12 milioni di italiani non si curano per motivi economici

Salute, 12 milioni di italiani non si curano per motivi economici

Aumenta la spesa sanitaria a carico dei cittadini e cresce la fuga verso il privato.

È una fotografia impietosa quella che emerge dal Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute presentato oggi al "Welfare Day 2017". Perché l'attesa per le prestazioni sanitarie nel servizio pubblico è troppo lunga e spesso richiede anche l'esborso del ticket. Un incremento più alto di quello relativo ai consumi totali delle famiglie, cresciuti del 3,4% nello stesso periodo.

I dati Censis confermano l'aumento delle persone che si rivolgono alla sanità privata per la propria salute, con una spesa che nel 2016 ha raggiunto i 35.2 miliardi di euro, con un aumento del 4.6% negli ultimi tre anni.

Queste le prestazioni che più hanno generato difficoltà economiche per le persone che ne avevano bisogno e hanno dovuto acquistarle sul mercato privato: le visite specialistiche (74,7%), i farmaci (53,2%), gli accertamenti diagnostici (41,1%), l'odontoiatria (40,2%), le analisi del sangue (31%), lenti e occhiali da vista (26,6%), le prestazioni di riabilitazione (14,2%), protesi, tutori, ausili vari (8,9%), assistenza sociosanitaria a domicilio (5,7%). A seguire, le regioni del Centro (35,2%) e del Nord (21,8%). E chi invece non ha la disponibilità economica, semplicemente non si cura: già nell'ultimo anno sono 12,2 milioni gli italiani che hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie (1,2 milioni in più rispetto all'anno precedente). Spiega l'istituto: "La conseguenza sociale è un gorgo di difficoltà e disuguaglianze crescenti che risucchiano milioni di persone". Il report Censis-Rbm individua nelle liste d'attesa e nei ticket le cause principali. Nel rapporto si elencano anche alcuni dati relativi alle attese: per una mammografia si attendono in media 122 giorni, 60 in più rispetto al 2014 e nel Mezzogiorno l'attesa arriva a 142 giorni. Per una colonscopia l'attesa media è di 93 giorni (+6 giorni rispetto al 2014), ma al Centro di giorni ce ne vogliono 109.

Se "più di un italiano su quattro non sa come far fronte alle spese necessarie per curarsi" e la spesa sanitaria privata, che oggi vale circa 580 euro pro-capite, "nei prossimi dieci anni è destinata a raggiungere la soglia di mille euro", secondo Marco Vecchietti, consigliere delegato di Rbm Assicurazione Salute, siamo di fronte al rischio di "un crac finanziario e assistenziale del Ssn". "Dobbiamo prendere atto che oggi abbiamo un universalismo sanitario di facciata, fonte di diseguaglianze sociali, a cui va affiancato un secondo pilastro sanitario integrativo per rendere il nostro Ssn più sostenibile, più equo e veramente inclusivo", ha concluso Vecchietti. Una riduzione del valore pro-capite dell'1,1% all'anno in termini reali dal 2009 al 2015: è questo il record di contrazione della spesa sanitaria pubblica italiana segnalato dalla Corte dei Conti, mentre nello stesso periodo in Francia è aumentata dello 0,8% all'anno e in Germania del 2% annuo.

Rbm Salute ha portato al Welfare Day due ipotesi di riforma del sistema. Si spendono sempre di più soldi propri per curarsi, 35,2 miliardi di euro il 4,2% in più nel periodo 2013-2016. "Una situazione intollerabile - proseguono - che oltre a far capire quanto sia necessario investire più risorse sul sistema sanitario nazionale, rimarca la necessità di aiutare le famiglie più deboli anche attraverso l'introduzione di una misura di sostegno al reddito, come il reddito di cittadinanza, che possa contribuire ad agevolare la drammatica situazione che stanno vivendo milioni di cittadini italiani" concludono i pentastellati.