Russiagate, Trump è "pronto a testimoniare sotto giuramento"

Russiagate, Trump è

Quanto alle possibili registrazioni dei loro colloqui millantate da Trump, "se ci sono le diffonda", ha esortato Comey rivelando di aver passato lui alla stampa, tramite un amico professore, le note sui suoi incontri con il presidente, per sollecitare la nomina di uno speciale procuratore.

L'ex direttore dell'FBI James Comey predice un futuro estremamente nero per l'occidente: "gli attacchi hacker russi si faranno sempre più forti nel corso delle prossime elezioni".

Il 27 gennaio, alla richiesta di "lealtà" avanzata da Trump, Comey ha raccontato di aver risposto: "Da me avrai sempre onestà", confermando le indiscrezioni di stampa delle settimane passate. "Quelle erano bugie, chiaro e semplice". "Non sta a me dire se c'è stata ostruzione alla giustizia", ha però aggiunto. "Non avevano senso, mi hanno confuso e preoccupato". Possibilità almeno allo stato delle cose remota, per tutte le tensioni che potrebbe portare nel paese con un Trump tutt'altro che arrendevole. Il presidente Donald Trump attacca l'ex capo del FBI, James Comey.

Trump si è detto pronto "al 100%" a parlare dei fatti sotto giuramento, certo di poter smentire Comey anche quando ha detto che "la Russia ha interferito nelle elezioni americane e cercherà di farlo ancora", ma il quadro che sta emergendo è davvero inquietante.

La senatrice Collins ha poi chiesto a Comey se avesse diffuso una copia dei suoi memorandum dell'incontro con il presidente e Comey ha risposto affermativamente. Una sessione a parte chiuse delle audizioni è avvenuta nel pomeriggio.

Il caso che riguarda l'ultimo Presidente USA è fortemente legato, secondo l'accusa, alle azioni portate avanti da Vladimir Putin, quest'ultimo interessato a destabilizzare le alleanze europee e gli equilibri in seno alla Nato, sia attraverso attacchi di tipo informatico, sia sostenendo il candidato Repubblicano Donald Trump. Rischierebbe di essere "macchiato" soltanto il curriculum dell'ex direttore dell'Fbi che non potrebbe più ricoprire incarichi all'interno del dipartimento stesso. E secondo il legale la testimonianza dell'ex capo dell'Fbi, "è servita a stabilire che Trump non era indagato per collusione o per aver cercato di ostacolare le indagini dell'Fbi". Questo perché c'è qualcosa dietro il sistema che non funziona o che qualcuno non vuole far funzionare, evidentemente, anche degli scontri interni istituzionali che poi sfociano in risultati come questo, cioè informazioni che dovrebbero rimanere gelosamente custodite, vengono continuamente messe sulla stampa. Già nelle scorse settimane era diventato di pubblico dominio l'"interesse" dell'FBI nei suoi confronti.