Reggio Emilia, in centinaia al Gay Pride

Reggio Emilia, in centinaia al Gay Pride

E' stato allontanato dalle forze dell'ordine. "È una giornata che aspettiamo da nove mesi, facciamoci vedere da tutta l'Emilia!", è il grido di Alberto Nicolini, presidente di Arcigay di Reggio. Solo due i fuoriprogramma registrati: durante il tragitto è comparsa una maglietta con su scritto "Alcune persone sono gay, fatevene una ragione". Gli stessi organizzatori hanno del resto invitato in apertura della manifestazione i partecipanti a non rispondere ad eventuali provocazioni: "La nostra è una lotta con la preghiera - spiega Cristiano Lugli tra i portavoce "ufficiali" indicati dal comitato - ci hanno accusato di essere dei violenti, ma non vedo che violenza ci sia in una processione di gente venuta qui a pregare". Per me l'omossessualità è un disordine fortemente fustigato nelle sacre scritture. A guidare la 'processione' don Luigi Moncalero di Treviso, che si è così espresso nei confronti della comunità LGBT.

L'anti gay pride reggiano, ha diviso anche le gerarchie ecclesiastiche: se esponenti più conservatori lo hanno appoggiato, la diocesi di Reggio e l'ordine dei Carmelitani (di cui la Beata Scopelli era esponente) hanno preso fermamente le distanze. Per mille anni ci hanno messo sui roghi ma questo non succederà più. "La processione è andata bene, a prescindere dal numero, perché abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, ovvero quello di riparare allo scandalo del gay pride, che crea scandalo nella popolazione e offende gravemente il sacro cuore di nostro Signore Gesù Cristo". Papa Francesco è il mio Papa ma quella sua affermazione fa rabbrividire: l'omosessulaità è uno dei quattro peccati che gridano vendetta, come insegna la storia di Sodoma e Gomorra'.