Omicidio Garlasco: condanna confermata per Stasi, Cassazione rigetta ricorso

Omicidio Garlasco: condanna confermata per Stasi, Cassazione rigetta ricorso

La prima sezione penale della Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario presentato dai difensori dell'ex studente condannato per l'uccisione della fidanzata Chiara Poggi, nella casa di lei a Garlasco, il 13 agosto del 2007. Se il ricorso fosse stato accettato, Stasi sarebbe stato messo in libertà, in attesa di un nuovo processo (il terzo) di appello. La difesa, non potendo evidentemente pretendere un quarto grado di giudizio, ha provato la carta del ricorso straordinario, un rimedio eccezionale possibile solo quando emergano "errori di fatto" nella sentenza di condanna.

APRILE 2013: ha inizio un nuovo processo; la Cassazione annulla la sentenza di assoluzione. Un fattore che, secondo la difesa, avrebbe leso "il diritto ad un equo processo".

Alberto Stasi non avrà un processo di appello ter e rimane in carcere.

Alberto Stasi è stato fin da subito l'unico indiziato principale per l'omicidio della fidanzata Chiara avvenuto nell'agosto del 2007.

"Anche nei momenti più difficili - hanno aggiunto - la famiglia Poggi ha sempre creduto nella giustizia, senza mai cercare giudizi sommari". In altri termini dei 19 testimoni chiesti dalla difesa nessuno risulta determinante per la sentenza che ha condannato in via definitiva Stasi.

DICEMBRE 2008: Nuova ipotesi di reato per Stasi; il ragazzo viene indagato per detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico, ritrovato nel suo pc dalla polizia. L'ex-studente della Bocconi si costituisce nel carcere milanese di Bollate senza attendere l'ordine di esecuzione della pena.

Alberto Stasi torna in aula il 9 aprile 2014, data che segna l'inizio del processo d'appello bis.

Nel ricorso, firmato dal condannato e dal difensore Angelo Giarda, invece, si chiedeva la revoca della sentenza definitiva e di "rilevare l'errore di fatto", in assenza del quale "l'esito decisorio sarebbe stato differente", come ribadito oggi dal difensore davanti ai giudici della Suprema Corte.