Messina, condannati due pm: lasciarono libero l'uomo che poi uccise la moglie

Messina, condannati due pm: lasciarono libero l'uomo che poi uccise la moglie

Dopo il delitto, il padre uxoricida è stato condannato a venti anni di reclusione.

La Corte d'appello di Messina ha condannato i magistrati che (a detta del dispositivo della Corte) non valutarono adeguatamente la pericolosità di un marito denunciato dodici volte dalla moglie, poi uccisa dall'uomo.

Secondo la Corte ci fu dolo e colpa grave nell'inerzia dei pm che, dopo i primi segnali di violenza da parte del marito, non trovarono il modo di fermarlo, nonostante le numerose denunce della donna.

La Suprema Corte aveva infatti accolto il ricorso con il quale lo zio nominato tutore dei tre bambini si era determinato a far valere il diritto dei piccoli orfani che vivevano e vivono con lui e la sua famiglia che li ha accolti nelle Marche, a chiedere giustizia.

Il processo, intentato dal padre adottivo dei ragazzi, chiedeva al Tribunale di Messina di stabilire se ci fossero responsabilità dei magistrati che si occuparono della vicenda, dopo le prime denunce della vittima contro il marito, Saverio Nolfo. La sentenza riconosce la responsabilità civile del magistrato per i isoli danni materiali, non per quelli morali patiti dai tre figli piccoli della coppia.

Quello della trentaduenne Marianna Manduca era il classico caso di morte annunciata visto che la donna aveva denunciato molteplici volte le minacce e violenze subite del marito. Anche se, non dimentichiamolo, a pagare non saranno i pm condannati ma lo Stato.