Mediaset, nuova causa contro Vivendi

Mediaset, nuova causa contro Vivendi

"Da tempo si parla di un piano serio di consolidamento con la costituzione di campioni nazionali quotati e public company in grado di favorire la creazione di valore e di posti di valore, oltre che la razionalizzazione del sistema torri di trasmissione su tutto il territorio nazionale", ha aggiunto il presidente di Mediaset.

Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, ha rimarcato l'intenzione del gruppo di perseguire i suoi obiettivi di crescita: "non sono escluse acquisizioni come non sono escluse le cessioni di attività non core".

Mediaset, ha ancora sottolineato, "con il peso di questa querela societaria non può esprimere appieno le sue potenzialità: ci è preclusa ogni iniziativa che possa direttamente o indirettamente incidere sui settori tv e telecomunicazioni, proprio a causa della presenza di Vivendi in posizione di controllo in Telecom e di collegamento in Mediaset". "Non arretreremo sul piano della difesa legale e nella tutela dei nostri interessi - ha proseguito - è evidente che risolvere questo grave contenzioso è per noi una priorità assoluta". In teoria potrebbe ancora farlo questa mattina prima delle 10, quando si riuniscono i soci, ma in pratica è probabile che non si presenti proprio, in modo da non scoprire le carte.

Nel corso dell'assemblea degli azionisti del gruppo, chiamata ad approvare il bilancio 2016 e il piano di buyback, il presidente Fedele Confalonieri ha annunciato che "poche settimane fa abbiamo nuovamente citato in tribunale Vivendi per violazione contrattuale, concorrenza sleale e violazione della legge sul pluralismo televisivo". Non era scontato, soprattutto dopo che Premium aveva disertato la prima gara flop per i diritti della Serie A.

Per la Consob Vivendi, in questo contesto, non ha un obbligo di comunicazione ex-ante, ma solo ex-post. Pur evidenziando le modalità "poco ortodosse" di Vivendi e l'"errore di valutazione" sul caso Premium, il rappresentante del fondo, Arturo Albano, ha invitato infine il management di Cologno Monzese ad un cambio di passo con "nuove strategie". In questo caso, poichè le azioni proprie sono prive dei diritti di voto, Fininvest salirebbe al 43,92% del capitale votante, ma - volendo -potrebbe ancora incrementare la partecipazione nel limite del 5% annuo, superando il 49% nel maggio del prossimo anno. I francesi di Vivendi non hanno preso parte ai lavori odierni dell'assemblea e non hanno dunque depositato il lo 28,8% del capitale di cui sono in possesso.

I contratti vincolanti ha dichiarato Confalonieri, "come quello siglato tra Mediaset e Vivendi, sono le fondamenta del mondo del business". Nessuna preclusione, "ma deve esserci una convenienza reciproca, che fino a oggi non c'è stata". E ha precisato: "anche in passato ci siamo scambiati i diritti, e la cosa ha portato benefici a entrambe le società".

Su quest'ultimo punto quel che conta sarà il comportamento delle minoranze di mercato. Il mercato in generale, ha spiegato il vicepresidente e ad di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi "è difficile da capire e sta andando peggio di quanto ci aspettavamo".

"Siamo azionisti di Mediaset da diversi anni, ma crediamo che l'attuale gestione sia deficitaria".