Mattarella, Ustica una ferita, fare luce

Mattarella, Ustica una ferita, fare luce

Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si rivolge in un messaggio in occasione della ricorrenza, sottolineando che "alla domanda di giustizia le istituzioni hanno il dovere di dare risposta, percorrendo fino in fondo la strada della verità, percorrendo fino in fondo la strada della verità e facendo onore alla professionalità e alla dedizione di uomini dello Stato che sono riusciti ad aprire questo cammino superando ostacoli e difficoltà".

La strage di Ustica è nella coscienza del paese "una ferita sempre aperta" e resta il "costante impegno" perché "siano compiutamente accertate le responsabilità e vengano ricostruite in modo univoco le circostanze e il contesto che provocarono così tante morti innocenti".

Attorno al relitto scorre una passerella dalla quale è possibile osservare l'aereo da ogni angolazione, e mentre si cammina il visitatore può specchiarsi in 81 specchi neri e osservare le 81 lampadine che si accendono e si spengono (per ricordare ogni vittima). "Altri passi potranno essere compiuti, nella auspicabile collaborazione con istituzioni di paesi amici, affinché la memoria di quanto avvenuto nel cielo di Ustica rafforzi la solidarietà e la speranza di quanti operano per il trionfo delle ragioni dello stato di diritto". Fecero scalpore nel 2007 le dichiarazioni dell'ex-presidente della Repubblica, Francesco Cossiga (all'epoca dei fatti presidente del Consiglio), che parlò di un missile francese destinato a un aereo libico, su cui viaggiava il dittatore Gheddafi, e che per sbaglio centrò il DC9.

Nell'appello si rileva che "gli esiti del processo penale hanno infatti recepito la perizia tecnica d'ufficio sottoscritta da 11 dei maggiori esperti mondiali di aviazione, che identificò senza alcun dubbio la causa della perdita del Dc-9 Itavia nella esplosione di una bomba nella toilette di bordo". Si tratta di un atto richiesto dalle convenzioni internazionali, che vede l'Italia inadempiente. "Piu' che chiedere di conoscere a chi spetti colmare la lacuna e perche' a cio' non si sia provveduto, riteniamo necessario sottolineare la necessita' di fare chiarezza su un evento cosi' drammatico". Da 37 anni si cerca di saperlo. Il sospetto che il DC9 si sia trovato al centro di uno scontro tra aerei francesi e libici rimane l'ipotesi più verosimile e su cui i magistrati stanno lavorando.

La più recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che il DC 9 precipitato a Ustica fu colpito, nella serata di venerdì 27 Giugno 1980, da un missile e che non ci fu alcuna esplosione interna.

Ne è convinta la Procura di Roma, dove si concentrano gli sforzi del procuratore aggiunto Maria Monteleone e del sostituto Erminio Amelio per cercare di riempire coi colori di una bandiera l'ultimo miglio di un'indagine che ha ormai certificato un'intercettazione da parte di caccia non identificati che inseguivano caccia nemici e hanno sbagliato obiettivo centrando l'aereo di linea.

Sono trascorsi 37 anni dalla strage di Ustica, e ancora la rabbia e la delusione accompagnano le voci dei familiari di quelle 81 vittime. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità.