Marsala, fermata banda di trafficanti: "Trasportavano jihadisti"

Marsala, fermata banda di trafficanti:

Ora i 15 fermati dovranno rispondere dell'accusa di associazione a delinquere transnazionale dedita al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e al contrabbando di tabacchi lavorati esteri.

I fermi sono da inquadrarsi nell'operazione "Scorpion Fish" eseguita, tra il gennaio 2017 e la data odierna, dal Gico di Palermo in sinergia con la Compagnia di Marsala.

La banda che gestiva i viaggi sulle coste trapanesi di piccoli gruppi di migranti a bordo di gommoni veloci, scoperta dalla Finanza italiana, era pronta a imbarcare anche soggetti ricercati dalle autorità di polizia tunisine per la commissione di gravi reati o per avere possibili connessioni con formazioni di natura jihadista.

L'organizzazione era formata da italiani e tunisini, con a capo un nordafricano di 28 anni con molti contatti in Toscana, come ha scoperto il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Palermo che si è occupato delle indagini. "L'organizzazione - si legge nel provvedimento - è in grado di fornire ai suoi utenti un transito marittimo sicuro, occulto e rapido (della durata di non più di tre ore e mezza, a fronte del tempo di gran lunga superiore ed in condizioni disumane di trasporto normalmente riferite dai migranti in arrivo sulle coste siciliane), dunque particolarmente appetibile". La Finanza sta anche sequestrando dieci auto e due imbarcazioni utilizzate per i traffici illeciti. Il tutto, al netto del costo per lo "scafista" e il "navigatore", generalmente ricompensati rispettivamente con circa 5.000 e 3.000 euro. "In prossimità delle spiagge e delle calette di approdo è stato fornito ai clandestini un vero e proprio servizio "shuttle" fino alle basi logistiche dell'organizzazione, dalle quali gli immigrati - una volta rifocillati e forniti di vestiario - hanno potuto liberamente raggiungere le destinazioni desiderate".

Sono stati documentati ulteriori viaggi programmati - ma non andati a buon fine per impedimenti derivanti da concomitanti e ordinarie attività di controllo del territorio e in mare svolte dalla Gdf - che, se ultimati, avrebbero portato nelle casse dell'associazione criminale oltre 100mila euro. Pare, inoltre, che spesso i soldi raccolti in Tunisia, venivano portati in Italia per dare contanti ai promotori dell'associazione criminale: in modo da perfezionare le operazioni di riciclaggio. E sono 15 le persone per le quali la Procura di Palermo ha disposto il fermo.