Le Iene, caso "Blue Whale": le ammissioni di Matteo Viviani, è caos

Le Iene, caso

Ebbene, la 'Iena' Viviani intervistata da Selvaggia Lucarelli per Il Fatto Quotidiano ammette che nel suo servizio di falso c'erano le conversazioni con le mamme russe che avevano appena perso i figli e i video dei suicidi. "Erano comunque esplicativi di quello di cui parlava il servizio". Nello specifico si tratta dei filmati sul Blue Whale, il fenomeno che in rete ha spinto adolescenti ad arrivare al suicidio. A Selvaggia Lucarelli che ha replicato che i video fornissero informazioni non vere, Matteo Viviani ha risposto continuando a difendersi: 'Cambiava qualcosa se mettevo un voice over di 4 secondi in cui dicevo che quei video non erano collegati al Blue whale?' ha detto. Se ho contribuito a salvare anche una sola persona, il mio è stato un lavoro prezioso.

Il paradosso di questa atmosfera di allerta è che il servizio de 'Le Iene' era basato su interviste fasulle.

"Ieri sono andato in una classe e ho chiesto quanti conoscessero il Blue Whale prima del mio servizio, la metà degli alunni ha alzato la mano". Una prova a sostegno di questa versione sarebbe il numero di ricerche su Google relative al Blue Whale da parte di ragazzini e genitori, che ha avuto un picco proprio nelle ore successive alla messa in onda del servizio, sulla scia emotiva generata dalla trasmissione. Come ben specificato nel video mandato in onda da Le Iene, le scene rappresentate erano cruente, mostrando il suicidio dei giovani associati al Blue Whale. Il ragazzino di Livorno che si è tolto la vita e viene citato nel servizio?

"Allora non dobbiamo dare più notizie neppure sul bullismo o sul femminicidio perché poi qualcuno vuole imitare quello che si fa figo perché mena un compagno o la moglie?".

E ha continuato spiegando che alcuni ragazzi sono stati salvati: "Noi adulti ignoriamo parte del web, specie quella popolata dai giovanissimi". Questo non era mai avvenuto prima che il servizio delle Iene venisse trasmesso.

Il sito Valigia Blu, che propende per la prima ipotesi, ha recentemente raccolto i dubbi e le smentite sugli articoli russi che ne hanno parlato per primi, e ha ricostruito com'è stato raccontato il fenomeno sui giornali italiani, quasi sempre con toni allarmistici e senza molte verifiche, rendendo la questione ancora più confusa; ciò non toglie che online ci siano gruppi che istigano all'autolesionismo e al suicidio, nati anche per via del clamore mediatico.