IS riconosce la sconfitta minando la moschea di Mosul

IS riconosce la sconfitta minando la moschea di Mosul

In un comunicato ufficiale diffuso dai media del patriarcato si ribadisce il dolore per le vittime civili dei bombardamenti e per tutti gli abitanti che nel conflitto in corso nella città sono private di acqua, cibo e medicinali. Un atto terroristico, nonché nichilista che evidenzia il livello estremo di disperazione degli jihadisti assoldati da Al Baghdadi, ma che potrebbe avere pesantissime ripercussioni in termini di vite umane.

E con la distruzione della moschea scoppia un piccolo giallo su chi l'abbia realmente distrutta. Da Twitter l'organizzazione Onu per la cultura lancia alla comunità internazionale un appello a "proteggere il patrimonio culturale per proteggere le persone". Ma Amaq, l'organo di propaganda dell'Isis, sostiene che è stato un raid militare statunitense a distruggere la moschea di al Nuri. Immediata la replica della coalizione Usa in Iraq, che ha negato di avere bombardato la moschea.

Le forze dell'Isis hanno fatto saltare in aria sia l'edificio, sia il suo famoso minareto pendente mentre i jihadisti continuavano a combattere per contrastare le truppe filo governative. La moschea era probabilmente l'ultimo grande elemento del patrimonio culturale di Mosul ad essere rimasto intatto. Da tempo, ormai, si combatte la battaglia di Mosul e le forze irachene avevano lanciato domenica scorsa l'assalto alla Città vecchia, unica zona della città ancora in mano all'Isis.

Haider al-Abadi, primo ministro iracheno, ha reagito alla distruzione definendola "un'ammissione di sconfitta" da parte del sedicente Stato Islamico. Tra le ipotesi più suggestive c'è anche quella che lo stesso Baghdadi, dato per morto almeno cinque volte sotto raid aerei, si trovi in realtà proprio Mosul laddove tre anni fa, il 29 giugno 2014, pronunciò il sermone dalla moschea al-Nuri, con cui iniziò l'epopea del terrore targata "califfato nero". Altra possibilità è quella che alcuni esponenti di spicco del califfato siano ancora in città e possano allontanarsi in queste ore sfruttando la confusione generata dall'attacco. La moschea e il minareto sono diventati il simbolo dei radicali islamisti.