Il Veneto dice no ai vaccini obbligatori: Regione impugnerà il decreto

Il Veneto ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale il decreto Lorenzin che estende da 4 a 12 i vaccini obbligatori, con multe pesantissime e divieti di iscrizione agli asili nido e materne. Il Veneto, che non ha l'obbligo vaccinale, così come 15 Paesi europei importanti (dalla Germania alla Spagna, dal Regno Unito ai Paesi del nord Europa), ed è l'unica regione ad avere un'anagrafe vaccinale digitale, ha dimostrato, con una performance del 92,6%, che non è l'obbligo a risolvere il problema, quanto il dialogo con le mamme e le famiglie. "Non lo facciamo, perché siamo contro i vaccini", ha spiegato Zaia.

"Questo decreto va addirittura oltre l'obbligatorieta', con misure coercitive", ha detto Zaia oggi nel corso di un incontro con i giornalisti.

Lo ha annunciato il presidente Luca Zaia, specificando che l'impugnativa sarà pronta entro una o due settimane e riguarderà non solo l'eventuale legge di conversione approvata dal Parlamento, ma anche lo stesso decreto. Alle legittime preoccupazioni delle mamme e dei papà per un programma di vaccinazioni così concentrato, e per certi versi immotivato, non si risponde con l'imposizione dell'obbligo e le multe, ma con l'informazione e il dialogo. "In caso contrario, la Regione Veneto impugnerà anche la legge" ha aggiunto. Escluso il recupero di vaccinazioni come il meningocco B e C, fondato prevalentemente sulle emozioni suscitate dalle recenti discussioni mediatiche, la cultura della vaccinazione stenta ad affermarsi nel nostro paese nel suo significato piu' profondo e cioe' quello della prevenzione e della tutela della salute di tutti. Un'esigenza che riguarda anche regioni virtuose come il Veneto dove nel 2007 e' stato sospeso l'obbligo vaccinale costruendo un sistema di monitoraggio sulle vaccinazioni promuovendo un'adesione consapevole all'offerta vaccinale.

Tuttavia, "la copertura di vaccinazioni raccomandate come morbillo, parotite e rosolia e' superiore di quasi due punti rispetto al resto d'Italia ma comunque inferiore al livello critico (95%), necessario per il raggiungimento dell'eliminazione del morbillo. Tant'è che non ci sono nemmeno i tempi tecnici, le strutture e le risorse per applicare da subito le disposizioni governative" ha concluso Zaia. La situazione attuale, pero', e' ormai ferma da troppo tempo e non si puo' rischiare oltre.