Hartley esalta i meccanici Porsche: "Dobbiamo a loro la vittoria"

Hartley esalta i meccanici Porsche:

La Porsche ha vinto per il terzo anno consecutivo la 24 Ore di Le Mans. E visto che con un pieno le due auto percorrono 13/14 giri del Circuito della Sarthe (13,629 km), significa percorrenze dell'ordine dei 2,8 km/litro: sorprendenti in considerazione delle potenze in gioco e delle andature (la 919 Hybrid vincitrice quest'anno ha percorso in totale 5.001,8 km a 208 km/h di media), con un efficienza straordinariamente elevata in rapporto a quella dei motori di grande serie. Verso l'una e un quarto, proprio Kobayashi è costretto al ritiro a causa di un problema tecnico patito dalla sua TS050 Hybrid, che rimane con il cambio bloccato in terza marcia. Ufficialmente si parla di temperature d'esercizio anomale, ma anche qui si tratta di un guaio al propulsore. Forse le LMP2 hanno avuto anche qualche problemino, ma è stata una vera lotta. Terza ha chiuso la Vantage di Sorensen-Thiim-Stanawaycon, che si è messa alle spalle la seconda Ferrari 488, quella del trio Bird-Rigon-Molina, la Ford di Briscoe e la prima Chevrolet di Garcia. Il quattro cilindri nel corso dell'inverno ha ricevuto parecchie migliorie; per contrastare la Toyota e il recupero del gap aerodinamico si è estremizzato un progetto comunque anziano, che risale all'esordio di Porsche nel WEC ibrido. "Per noi l'obiettivo principale resta quello di arrivare al traguardo protagonisti di una bella gara per poter festeggiare questa impresa dopo la bandiera a scacchi". Una vittoria in rimonta, arrivata alla fine dopo una gara rocambolesca piena di colpi di scena. L'Aston Martin comanda anche tra le GTE-Am con la numero 95 di Lamy-Dalla Lana-Lauda davanti a due Ferrari: la numero 84 della JMW Motorport guidata da Smith-Stevens-Vanthoor e la numero 62 della Scuderia Corsa condotta dal trio Mac Neil-Sweelder-Bell.

Così la Porsche ha preso la testa della corsa per la prima volta all'1 di notte, dopo 10 ore di gara. Ma resta l'impressione che la Casa giapponese abbia creato una vettura magnifica ma fin troppo raffinata e complessa poco adatta a una maratona come Le Mans, dove la semplicità e soprattutto la facilità di intervento da parte dei meccanici sono fondamentali.

Alle spalle dell'auto tedesca sono giunti due equipaggi di classe LMP2, ossia la #38 DC Racing Oreca 07 di Oliver Jarvis, Ho-Pin Tung e Thomas Laurent e la #13 Rebellion Oreca di Nelson Piquet Jr, David Heinemeier Hansson e Mathias Beche.