G8 e Diaz, Italia condannata nuovamente da Strasburgo

G8 e Diaz, Italia condannata nuovamente da Strasburgo

E giunge pochi mesi dopo che il comitato dei ministri del Consiglio d'Europa ha chiesto all'Italia di introdurre, senza più attendere, i reati di tortura e trattamenti degradanti, assicurando che siano sanzionati adeguatamente e gli autori non possano più restare impuniti, come chiesto dalla Corte nella sentenza Cestaro. La prima durissima sentenza, emessa all'unanimità, era del 2015 e biasimava l'Italia per le torture perpetrate dalle forze dell'ordine nei confronti di cittadini inermi, ma anche per non avere nel proprio ordinamento una legge che punisca la tortura. La Corte ha anche condannato l'Italia per non aver punito in modo adeguato i responsabili di quanto accaduto a Genova.

A presentare ricorso contro l'Italia per le torture subite alla Diaz, nonché per la mancata identificazione e quindi condanna, dei responsabili e l'assenza di un reato di tortura nella legislazione italiana, sono state 42 persone di varie nazionalità che all'epoca dei fatti avevano tra i 20 e i 64 anni. La Corte di Strasburgo ha inoltre stabilito che l'Italia dovrà risarcire somme che vanno dai 45mila ai 55mila euro ciascuno a 29 vittime del pestaggio. Dei 13 manifestanti non compresi nei risarcimenti, 4 avevano ritirato la denuncia, e gli altri 9 hanno raggiunto degli accordi extra-giudiziali. Ieri tra l'altro il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Nils Muiznieks, ha inviato alle nostre autorità una lettera in cui ha espresso preoccupazione per il testo di legge attualmente all'esame del Parlamento.

Davanti ai giudici sono pendenti altri ricorsi incentrati sui fatti della Diaz e di Bolzaneto, la caserma nella quale vennero portate decine di persone prelevate dalla scuola di Genova e che subirono torture e umiliazioni durante tutta la notte.

La Corte nota che "gli attacchi individuali sono stati compiuti in un contesto generale di violenza eccessiva, indiscriminata e manifestamente sproporzionata". "Atti di tortura compiuti da esponenti e dirigenti delle forze dell'ordine e che, come ribadiscono i giudici della Corte europea per i diritti dell'uomo, non vedono in Italia leggi adeguate a prevenirli e a punirli". "Continueremo a batterci perché nel prossimo passaggio alla Camera la legge possa essere modificata e finalmente approvata".