Fece esplodere palazzina a Milano uccidendo 3 persone, condannato a ergastolo

Fece esplodere palazzina a Milano uccidendo 3 persone, condannato a ergastolo

L'uomo, che ha manomesso i rubinetti del gas della sua cucina, facendo saturare e poi esplodere la casa è stato condannato per strage e devastazione aggravata mentre ha scluso l'aggravante per futili motivi. Nessun vizio di mente.

I dettagli della sentenza saranno resi noti tra 60 giorni, quando saranno depositate le motivazioni. Pellicanò, presente in aula, è scoppiato in lacrime durante la lettura.

Milano, 19 giu. - Giuseppe Pellicanò, accusato di devastazione e strage per l'esplosione di una palazzina in via Brioschi a Milano, è stato condannato dal gup Chiara Valori all'ergastolo.

L'uomo avrebbe agito per gelosia: non accettava la fine della relazione con la madre delle sue bimbe. Il magistrato ha anche disposto provvisionali per circa 1 milione e 760 mila euro per la famiglia Masella: rispettivamente 350mila euro a testa per i genitori della ex compagna, 160mila euro per la sorella e 400mila euro a ciascuna delle due figlie della coppia, rimaste gravemente ustionate nell'esplosione.

Il pubblicitario, tra l'altro, ha già confessato davanti al gip di aver aperto il gas in cucina causando l'esplosione nella palazzina di via Brioschi.

"Soddisfatta" della sentenza la mamma di Micaela Masella. Una perizia psichiatrica - contestata dalla procura e dalle parti civili - aveva peraltro concluso che Pellicanò ai tempi della strage sarebbe stato parzialmente incapace di intendere e di volere, perchè gravemente depresso.

Ciò dopo aver "tentato tutte le vie che si riusciva a prefigurare: l' accesso a numerosi professionisti, l'assunzione di farmaci, le progettualità di una vita diversa, il ricorso al conforto degli amici". Questo uno dei passaggi del testo, così come riportato da Repubblica online, che conclude: "I nostri ragazzi sono innocenti in senso assoluto: assoluta è l'ingiustizia che hanno subito, assolutamente ingiustificabile la loro perdita". "Segnale - fa notare l'avvocato della famiglia Masella, Franco Rossi Galante - che il giudice non ha considerato la seminfermità nel prendere la sua decisione".