Commissione Antimafia: "Riina a Parma curato meglio che a casa. Resti lì"

Commissione Antimafia:

Il presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi ha comunicato i risultati del sopralluogo della Commissione all'Ospedale Maggiore di Parma, dove è ricoverato in regime di 41 bis il boss mafioso. 41-bis op, vi era già comunque la presenza di un letto di degenza, seppure con sistema manuale di vecchia tipologia - ha spiegato Bindi in Commissione - che, come spiegato dal direttore del carcere, venne fornito al detenuto sin dal momento in cui ne fu imposta la prescrizione, da oltre un anno.

"A Riina è ampiamente assicurato il diritto, innanzitutto, ad una vita dignitosa e, dunque, a morire, quando ciò avverrà, altrettanto dignitosamente a meno che non si voglia postulare l'esistenza di un diritto a morire fuori dal carcere non riconosciuto dalle leggi vigenti", ha concluso Bindi. "A meno che non si voglia garantire il diritto a morire fuori dal carcere". "Riina ha da sempre goduto della massima attenzione medica e assistenziale e, anzi, la struttura carceraria ha cercato di adeguarsi progressivamente al mutare delle esigenze del recluso; l'attuale situazione è certamente mutata in meglio rispetto allo stato dei fatti apprezzato dalla Suprema Corte e risalente al maggio 2016".

"Riina è stato e rimane il capo di Cosa Nostra perche' tale rimane per le regole mafiose". "Il detenuto, nei limiti di quanto è stato possibile apprezzare - ha spiegato la presidente della Commissione Antimafia - conserva immutata la sua elevata pericolosità, concreta e attuale, essendo, nonostante le difficoltà motorie, perfettamente in grado di intendere e di volere, ancora vivamente interessato alle sue vicende processuali, nella piena condizione di manifestare la sua volontà, e, di converso, non avendo mai esternato segni di ravvedimento". Stamani la relazione della presidente dell'Antimafia parlamentare davanti ai membri della commissione e al ministro dell'Interno Minniti, in prospettiva di un'altra sentenza, sempre sullo stesso tema, da parte del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, il prossimo 7 luglio. "Ha continuato a partecipare alle numerose udienze che lo riguardano dimostrando di conservare lucidità fisica e in qualche modo anche fisica". E' perfettamente in grado di intendere e volere, non ha mai esternato segni di ravvedimento. Il boss "è costantemente accudito, più volte al giorno dagli infermieri, interloquisce normalmente con il personale, svolge colloqui con i familiari, scrive lettere e legge quelle che riceve, e solo in rare occasioni ha rinunciato alle udienze".

"La sua scarcerazione sarebbe un segnale di cedimento dello Stato nei confronti della mafia che non ci possiamo permettere".

Rosy Bindi parla poi di assistenza. E non esiste alcun "diritto di morire a casa".