Cassazione: Riina malato, ha diritto a morte dignitosa

Cassazione: Riina malato, ha diritto a morte dignitosa

Questo ha sancito la Suprema Corte. Ecco il provvedimento della Corte di Cassazione sul ricorso di Totò Riina contro la decisione del tribunale di sorveglianza di Bologna di respingere la richiesta di differimento della pena e, eventualmente, dell'esecuzione della stessa nella forma della detenzione domiciliare.

La domanda del legale di Riina era stata rifiutata lo scorso anno dal tribunale bolognese che però, secondo la Cassazione, nel motivare il suo "no" aveva omesso "di considerare il complessivo stato morboso del detenuto e le sue condizioni generali di scadimento fisico". Lo ha riportato la Cassazione che ha accolto per la prima volta il ricorso dell'avvocato di Riina. Ma la Cassazione sottolinea, a tale proposito, che il giudice deve verificare e motivare "se lo stato di detenzione carceraria comporti una sofferenza ed un'afflizione di tale intensità" da andare oltre la "legittima esecuzione di una pena". "Qui la tempistica e la relazione tra le decisioni è diversa".

Infine, forse è il caso che le sue cartelle cliniche vengano visionate da una commissione di esperti, visto che lo stesso Riina ha voluto fortemente partecipare, appena pochi giorni fa, all'udienza del possibile processo per le minacce di morte nei confronti di don Luigi Ciotti. "Dopo terribili stragi e tanto sangue, il più feroce capo di Cosa Nostra è stato assicurato alla giustizia e condannato all'ergastolo - aggiunge Bindi - anche se vecchio e malato, la risposta dello Stato non può essere la sospensione della pena" e conclude "leggeremo con attenzione le motivazioni della Cassazione". "La scarcerazione sarebbe l'ultimo scacco allo Stato da parte di una mafia che vive anche di questi segnali e dunque un pericolo". "Ci sono carceri attrezzate per l'assistenza medica necessaria". Ma è anche una sentenza che ha destato moltissime proteste sui social network. Ma occorrono fior di perizie per decidere se effettivamente qualcuno stia davvero morendo e, di conseguenza, mandarlo a casa. Tuttavia nel dibattito sui diritti del detenuto non si possono deliberatamente ignorare quelli delle vittime. "Ancora oggi - prosegue Gonnella - ci sono detenuti che da circa 25 anni sono continuativamente sottoposti al regime duro di vita penitenziaria disciplinato dall'art 41 bis 2° comma dell'ordinamento penitenziario".

Il procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti ha affermato come "Totò Riina deve continuare a stare in carcere e soprattutto rimanere in regime di 41 bis". E non perché Riina abbia diritto al perdono, ma semplicemente perché lo Stato non può permettersi di abbassarsi al livello del Capo dei Capi opponendo crudeltà a crudeltà, applicando la cosiddetta "legge del Taglione, dell'"occhio per occhio, dente per dente".

La sentenza della Corte di Cassazione è stata molto coraggiosa e non poteva non suscitare polemiche.