Brexit: iniziano i negoziati. Cosa potrebbe cambiare

Brexit: iniziano i negoziati. Cosa potrebbe cambiare

L'esito delle elezioni complica, se possibile ancora di più, il già complesso quadro dei negoziati: il tempo stringe e su alcuni punti della Brexit - tre in particolare - c'è disaccordo totale tra le parti. "Per questo iniziamo questo negoziato con tono costruttivo e positivo determinati a costruire una partnership speciale". Luogo del primo round: la sede della Commissione europea a Bruxelles.

Londra - "Oggi diamo il via ai negoziati per un ritiro ordinato della Gran Bretagna dall'Ue". Da una parte c'è l'Europa che vorrebbe che la libera circolazione dei cittadini europei e britannici continuasse nonostante l'uscita, dall'altra il governo britannico vorrebbe un ripristino delle frontiere e un controllo dell'immigrazione.

Dopo aver ricordato i tragici eventi a Londra e in Portogallo, il ministro britannico ha aggiunto: "Sono i tempi difficili come questi che ci ricordano i valori e la determinazione che condividiamo con i nostri più stretti alleati in Europa: quello che ci unisce è più di quello che ci divide". A quanto si sa, si tratterebbe di mantenere gli attuali diritti sociali, sanitari, del lavoro agli attuali residenti, a far data fino a marzo 2017, quando cioe' Theresa May ha fatto scattare la notificata dell'intenzione di abbandonare l'Unione europea. Se ci dovesse essere un cambio di governo durante le trattative che succederà? Dal canto loro, gli europei, sperano che il nuovo esecutivo May non venga formato, proprio per continuare a lavorare con un partner politico più solido e affidabile.

(AdnKronos) - Comincia oggi la procedura richiesta dalla Gran Bretagna per lasciare volontariamente l'Unione europea, Brexit. May avrebbe messo sul tavolo delle trattative l'Hard Brexit, un divorzio netto drastico, ma il cambiamento delle carte in tavola dopo il voto rimette tutto in discussione.

Ora i negoziati comincino "sul serio" e rispettino le priorità Ue sui diritti dei cittadini, il 'conto' a carico di Londra e la pace in Irlanda del Nord.

Dalla riduzione del 6,8% delle esportazioni alimentari al taglio del 12,7% del tessile fino al calo del 13,6% dei macchinari l'effetto Brexit si fa sentire sui simboli del Made in Italy in Gran Bretagna dove complessivamente si registra un brusco contenimento dell'8% nelle esportazioni di prodotti italiani.