Bindi: Riina pericoloso, è sempre capo di Cosa nostra

Bindi: Riina pericoloso, è sempre capo di Cosa nostra

Insomma, Riina "si trova in una condizione di cura e assistenza che sono identiche se non superiori a quelle che potrebbe godere in stato di libertà o a regime di arresti domiciliari", aggiunge Bindi.

La Bindi continua a ribadire che Riina è il capo di Cosa Nostra e quindi: "Riina è stato e rimane il capo di Cosa Nostra, non perché lo Stato non abbia vinto, ma perché le regole mafiose non sono modificabili da quelle statali". Oggi, alle 13:30, la presidente dell'Antimafia Rosy Bindi riferirà in Commissione sull'esito di quel sopralluogo.

Chiudendo la sua relazione, Rosy Bindi lancia un monito: "Se si è potuto constatare che per il Riina si è stati in grado di assicurare ogni suo diritto nel regime intramurario, va espressa invece preoccupazione per quanto potrebbe accadere a breve rispetto alla gestione di altri detenuti sottoposti al regime del 41 bis bisognosi di trattamento similare. Riina conserva tuttavia immutata sua pericolosità concreta e attuale". "E' in sedia a rotelle con sguardo vigile: si alimenta autonomamente e costantemente assistito".

Il sopralluogo all'Ospedale Maggiore di Parma - a quanto si è appreso - è stato compiuto daBindi e dai vicepresidenti della Commissione, Claudio Fava e Luigi Gaetti.

Le condizioni di salute di Riina, ha specificato Bindi, risultano essere "imprevedibili ma stazionarie tanto da far avanzare l'ipotesi di un suo ritorno in cella". Il presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi ha chiuso il dibattito, per la verità più mediatico che effettivo, sulla sentenza della Cassazione che aveva annullato la decisione dei giudici di Bologna che negava la sospensione della pena o almeno i domiciliari al boss mafioso per permettere di affrontare in modo dignitoso il fine vita. Il boss è lì ricoverato sempre in regime di 41 bis per le sue gravissime patologie.

"La cella - ha poi svelato la Bindi - dove è stato fino al gennaio 2016, è previsto che sia ampliata e dotata di letto 'ospedaliero' per un eventuale rientro in carcere del boss e questi lavori sono iniziati oggi, dove dunque troverebbe condizioni migliori".

"Tutto ciò richiederà un maggiore numero di personale specializzato penitenziario con aumento dei rischi - afferma la presidente della commissione Antimafia -. Occorre dunque adottare tempestivamente soluzioni di ricovero e cura ottimali, per quanto possibile intramurarie dentro il sistema carcerario, in grado di soddisfare i diritti del singolo ma anche la tutela della collettività, nonché comunque soluzioni idonee a evitare ripetuti trasferimenti dei detenuti adeguando ove occorra - ha concluso- le stesse strutture sanitarie pubbliche con sistemi di videoconferenza". "Non sempre, infatti, le strutture ospedaliere pubbliche hanno, nella sezione riservata ai detenuti, un numero di celle sufficienti per rispondere a richieste di cura e di assistenza che si prevedono crescenti, così come, parallelamente, i continui spostamenti dei detenuti ospedalizzati per la partecipazione a distanza alle udienze".