Bindi: "Riina ancora pericoloso, per lui cure continue"

Bindi:

Lo sostiene la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi dopo il sopralluogo all'ospedale di Parma, dove il boss mafioso è ricoverato in regime di 41 bis.

"La cura e l'assistenza continua che ha Totò Riina sono identiche o superiori a quelle che potrebbe avere in libertà, a lui è assicurato ogni diritto".

Bindi ha quindi spiegato che ieri, "senza preavvertire le strutture interessate", è andata presso la sezione detentiva dell'ospedale nel quale è ricoverato Riina e presso la sezione del 41 bis della casa circondariale di Parma e ha chiesto ai vicepresidenti, senatore Gaetti e onorevole Fava, insieme alle dottoresse Sabella e Rinaldini e al dottor Comparone, "di accompagnarmi in questo sopralluogo". Del resto "Riina è stato e rimane il capo di Cosa Nostra ma perché tale rimane per le regole mafiose". A mettere la parola fine alle polemiche nate sull'ipotesi di scarcerazione del Capo dei Capi è la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, secondo la quale Riina "conserva immutata la sua pericolosità concreta e attuale, è perfettamente in grado di intendere e volere, non ha mai esternato segni di ravvedimento".

"Totò Riina può avere una morte dignitosa anche in carcere". Stamani la relazione della presidente dell'Antimafia parlamentare davanti ai membri della commissione e al ministro dell'Interno Minniti, in prospettiva di un'altra sentenza, sempre sullo stesso tema, da parte del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, il prossimo 7 luglio. "La camera dove si trova è di confortevoli dimensioni, assolutamente corrispondente a una qualsiasi stanza di degenza ospedaliera, dotata di bagno privato attrezzato per i disabili, e in ottime condizioni igieniche". "Ha continuato a partecipare alle numerose udienze che lo riguardano dimostrando di conservare lucidità fisica e in qualche modo anche fisica", ha detto Bindi. Al boss di Cosa Nostra viene assicurato "il diritto a una vita dignitosa e a morire, quando avverrà, altrettanto dignitosamente". "A meno che - sottolinea - non si voglia affermare un diritto a morire fuori dal carcere, che non è supportato da nessuna norma". "Lo Stato vince quando garantisce tutto questo, non quando libera chi è ancora capo di Cosa Nostra". "Abbiamo constatato che il detenuto era è sedia in rotelle, con sguardo vigile. Occorre dunque adottare tempestivamente soluzioni di ricovero e cura ottimali, per quanto possibile intramurarie dentro il sistema carcerario, in grado di soddisfare i diritti del singolo ma anche la tutela della collettività, nonché comunque soluzioni idonee a evitare ripetuti trasferimenti dei detenuti adeguando ove occorra - ha concluso la Bindi - le stesse strutture sanitarie pubbliche con sistemi di videoconferenza".