Banche Venete: Baretta, il decreto era senza alternative

La Banca d'Italia ha nominato i commissari liquidatori nelle persone di Fabrizio Viola, Claudio Ferrario e Giustino di Cecco per la prima e Fabrizio Viola, Giuliana Scognamiglio e Alessandra Leproux per la seconda.

Il titolare delle Finanze ha rimarcato che per il salvataggio delle banche venete sarà applicato "il burden sharing, non il bail in, che prevede la protezione dei correntisti retail e obbligazionisti senior, che saranno ristorati per un ammontare complessivo del 100% con distinzione tra risorse messe a disposizione dal pubblico e risorse aggiuntive messe a disposizione da Intesa".

In Veneto due banche locali di dimensioni medio-grandi (Veneto Banca e Popolare di Vicenza) hanno accumulato negli anni perdite ingenti, a causa di una gestione ai limiti della truffa e della crisi dell'economia locale.

La soluzione europea pone "due domande: perché le due banche non sono state trattate con il nuovo regime di risoluzione e perché Intesa Sanpaolo si è aggiudicata un accordo così buono sugli asset delle due banche".

Con singolare coincidenza temporale, i guai delle due banche venete sono poi emersi in tutta la loro gravità solo nel momento in cui l'onere della vigilanza è passato dalla Banca d'Italia alla Banca centrale europea, che ha agito in forza di nuove regole, ma che soprattutto le ha applicate. Per le due banche venete sono stati nominati anche i componenti dei rispettivi comitati di sorveglianza.

La soluzione della vicenda Bpvi e Veneto Banca sarà anche un lieto fine per tutte le banche italiane come segnala Credit Suisse, ma potrebbe non esserlo per Cattolica Assicurazioni, che infatti stamane perde oltre mezzo punto percentuale a Piazza Affari, scivolando sui 7,105 euro per azione (-0,63%) quando sono passati di mano già quasi 260 mila titoli.

A sostenere l'operazione è sceso in campo anche il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros Pietro: "Era un'operazione necessaria - ha detto nel corso di un'intervista al Gr1 - abbiamo scongiurato un pericoloso effetto domino, non si tratta di un regalo del Governo". L'acquisto riguarda un perimetro segregato che esclude i crediti deteriorati (sofferenze, inadempienze probabili e esposizioni scadute), le obbligazioni subordinate emesse, nonché partecipazioni e altri rapporti giuridici considerati non funzionali all'acquisizione.

I diritti degli azionisti e le passività subordinate resteranno in capo alla liquidazione. La Borsa ha reagito positivamente al via oibera del governo al piano di riassetto portato avanti dall'ad Carlo Messina e alla conferma dei dettagli sulle condizioni decisamente favorevoli del contratto firmato da Intesa per l'acquisizione della parte in bonis delle banche venete: le azioni del gruppo di Cà de Sass registrano un rialzo del +3,75% a 2,71 euro.

Intesa nel frattempo minaccia - Il contratto di cessione di alcune attività delle due banche venete "include una clausola risolutiva, che prevede l'inefficacia del contratto e la retrocessione alle banche in liquidazione coatta amministrativa del perimetro oggetto di acquisizione, in particolare nel caso in cui il Decreto Legge non fosse convertito in legge, ovvero fosse convertito con modifiche e/o integrazioni tali da rendere più onerosa per Intesa Sanpaolo l'operazione, e non fosse pienamente in vigore entro i termini di legge" precisa intanto, in un comunicato, Intesa SanPaolo.