Baciamano al boss, de Raho difende i carabinieri

Baciamano al boss, de Raho difende i carabinieri

È polemica sul baciamano del boss latitante di 'ndrangheta Giuseppe Giorgi, detto "u capra", elemento di vertice della cosca Romeo alias 'Staccu' arrestato a San Luca, in Calabria, mentre era nascosto in un piccolo bunker ricavato sopra il camino della sua abitazione. Scena cui ha fatto da contraltare quella vista nel cortile della caserma sede del Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria. Ne è certo l procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, che difende i carabinieri: "I militari che si abbracciano felici come bambini dopo l'arresto sono la parte più bella di uno Stato efficiente in grado di catturare un latitante". Noi, inoltre, conosciamo bene la forza militare della 'ndrangheta, ed in quel contesto, i carabinieri erano anche impegnati a guardarsi intorno. La redazione, pertanto, non è da considerarsi necessariamente in linea con gli stessi. Nessuna lista è stata presentata per correre alle elezioni amministrative.

Che San Luca non sia quella del baciamano al boss ne è convinta la Cgil calabrese che in questi giorni ha tenuto nello stadio del paese, inaugurato ad aprile dal sottosegretario Maria Elena Boschi quale segno di rinascita, le olimpiadi della Legalità con la partecipazione di 200 ragazzi.

Persone, dice senza tentennamenti il referente di Libera don Pino Demasi, che "non sono da rispettare ma da disprezzare". "L'aspetto straordinario di questa vicenda - ha sottolineato il magistrato - è stata la capacità dei carabinieri, con il coordinamento della Dda, di raggiungere l'obiettivo della cattura del latitante più importante. Non intendiamo dare riconoscimenti a nessuno". Un blitz complicato. La casa, un palazzotto a più piani dove abita tutta la famiglia, è nel cuore di San Luca, paese tuttora presidiato da un sistema di vedette dei clan, pronte a segnalare ogni possibile presenza estranea. Conoscessero tanti genitori disperati che soffrono per la situazione senza uscita di giovani e meno giovani distrutti dal veleno mortale che si chiama droga. De Raho ha voluto sottolineare proprio questo: "Il festeggiare insieme, l'abbracciarsi è un po' come tornare bambini, è dimostrare l'amore per il proprio lavoro".

"Colpisce questo atteggiamento verso una persona che viene portata via da casa dalle forze dell'ordine per essere arrestato". Un gesto di "attenzione" e di "rispetto": "Rispetto tra virgolette - dice il presule - perché esprime un ossequio verso il boss e dimentica quello che c'è dietro comportamenti mafiosi e criminali che non meritano alcun rispetto". "Intollerabile il bacio a mani di morte e di sofferenza. Una vergogna intollerabile il bacio a mani di morte e di sofferenza". "Prima o poi doveva succedere", ha detto alle figlie, che abitano in quel palazzo e preoccupate hanno assistito per tutto il tempo alla perquisizione.