Attentato Londra, madre del terrorista italo-marocchino: "Così mio figlio ha scelto l'odio"

Attentato Londra, madre del terrorista italo-marocchino:

"GLI AVRANNO FATTO IL LAVAGGIO DEL CERVELLO" - La donna ha ripetuto che secondo lei il figlio non si è radicalizzato in Italia, ma tramite internet e poi in parte in Marocco e a Londra ma non ha mai avuto il sentore che stesse frequentando qualcuno di sbagliato. La donna è stata avvertita della morte del figlio dagli agenti della Digos di Bologna, città in cui vive. Adesso è separata ed è tornata a risiedere in Italia da meno di due anni, mentre il marito, così raccontano i vicini, è a Fes, nel Nord Africa, dove è nato Youssef. Le ultime volte che l'ho visto l'ho trovato irrigidito: "dal suo sguardo ho capito che c'era stata una radicalizzazione delle sue posizioni". "Pur non avendomi detto niente di particolare, lo sentivo dalla sua voce".

Dopo l'episodio che vide coinvolto a Bologna Youssef Zaghba, fermato e poi rilasciato all'aeroporto Marconi il 15 marzo 2016, la signora Valeria fu informata non solo dall'Inghilterra, ma anche dai servizi di sicurezza marocchini. Anche quando voleva partire per Istanbul per poi andare in Siria - ha raccontato la donna - ho detto loro di trattenerlo.

Adesso però, non sapeva molto di quello che faceva suo figlio in Inghilterra, in quel quartiere che non le ha "mai trasmesso serenità", e dove ritiene che il figlio abbia incontrato persone sbagliate. "Ed è difficile dire qualcosa di sensato su queste cose che sono completamente insensate". "Abbiamo sempre controllato le amicizie e verificato che non si affidasse a persone sbagliate". L'idea che aveva della Siria era una sorta di illusione, "una sua fantasia" plasmata su ciò che trovava navigando in Internet: "Per lui la Siria era un luogo dove si poteva vivere secondo un Islam puro".

Di certo si sa che le autorità italiane condivisero le informazioni su Zaghba con l'intelligence internazionale. "Dobbiamo combattere l'ideologia dello Stato Islamico con la conoscenza vera e io lo farò con tutte le mie forze" e comprende la scelta di alcuni imam di non celebrare il funerale islamico di Zaghba: "E' necessario dare un forte segnale politico anche per dare un messaggio ai familiari delle vittime e ai non musulmani". "Però, poi, con le persone bisogna starci in mezzo", ha detto Franca Lambertini, zia della madre, residente nella casa di fronte. "Ha anche una figlia sui 24-25 anni, non avrei mai pensato a una cosa del genere, insomma, non avrei mai pensato di abitare sopra quella gente lì...". Erano gli amici di suo figlio Youssef che non sentiva dal venerdì passato, e che si era trasferito proprio a Londra per trovare lavoro. Sul campanello della casa di Valsamoggia è presente il suo nome.