Airbag difettosi, Takata apre la procedura di fallimento

Airbag difettosi, Takata apre la procedura di fallimento

Si conclude con ufficiale dichiarazione di fallimento la storiaccia di Takata, protagonista di uno scandalo internazionale che ha coinvolto la stragrande maggioranza delle autovetture - supercar comprese - con airbag difettosi che hanno causato il ferimento o addirittura la morte di decine di persone.

Il produttore giapponese di airbag Takata ha richiesto formalmente la procedura di fallimento in un tribunale di Tokyo in seguito a un numero sempre crescente di indennizzi a livello globale che hanno comportato una perdita netta di oltre 700 milioni di dollari. Le voci che volevano l'entrata in scena di un secondo concorrente, in questo caso Key Safetty Systems, un produttore di componenti d'auto statunitense in mano alla cinese Ningbo Joyson Electronic, sono state confermate dai vertici di Takata che hanno anche comunicato il prezzo del passaggio: 1,4 miliardi di euro. Alcuni degli airbag di Takata disponevano di meccanismi di gonfiaggio difettosi che espandendosi con troppa forza rilasciavano schegge di metallo. Cifra che non include nemmeno il grosso dei costi dei richiami - stimati in 5 miliardi.

Nel maggio 2015 la National Highway Traffic Safety Administration raddoppiò l'ordine di richiamo a ben 33,8 milioni di vetture. Attualmente ha 46 mila dipendenti in 56 stabilimenti in 20 Paesi, con un fatturato di 663 miliardi di yen nel 2016-17, per il 90% realizzato all'estero. È prevista l'apertura di un nuovo centro di controllo a Tokyo, mentre non sarebbero in pericolo i posti di lavoro.