Sicilian Ghost Story: in anteprima da Cannes

Sicilian Ghost Story: in anteprima da Cannes

Ha così inizio il sequestro di un ragazzino di 12 anni. Ad ideare il rapimento fu il capomafia Giovanni Brusca, certo che, a seguito del sequestro del figlio, Santino Di Matteo avrebbe ritrattato con la polizia, ma così non fu. Fu ridotto ad una larva e poi strangolato e sciolto nell'acido l'11 gennaio 1996. Giuseppe è un fantasma che rinnova il dolore per l'abominio di cui è stato vittima e la rabbia contro quel mondo all'interno del quale l'abominio si è realizzato. Il loro primo lavoro è Salvo ed è un film del 2013 che racconta la storia di un killer mafioso e del suo boss latitante rincorsi in un agguato. "Un mondo dei fratelli Grimm di foreste e orchi, che collide con il piano di realtà di cui la nostra terra è inevitabilmente portatrice" hanno dichiarato.

Nonostante l'interpretazione piuttosto acerba dei due giovani protagonisti, Sicilian Ghost Story prende vita con naturalezza sullo schermo tra le sue immagini oniriche e musiche da sogno, spiazzando per la sua trama forte e violenta, filtrata con delicatezza dagli occhi dell'innocenza ma senza perdere la sua efficacia. "Una ghost story siciliana e, in quanto tale, sul piano fantastico, favola d'amore".

La realtà può essere raccontata in tanti modi diversi. E, nei panni di Luna, l'esordiente Julia Jedlikowska si muove con fervore e decisione, incarnando lo spirito ribelle della ragazza e la sincera e bruciante affezione che la lega a Giuseppe, interpetato da Gaetano Fernandez, un altro esordiente che dona al proprio personaggio una preziosa vulnerabilità. Giuseppe sigilla quella dichiarazione d'amore con un bacio e si avvia verso la scuderia. Poche ore dopo, Giuseppe sparisce. Però troppo a lungo si prova un senso di frustrazione nei riguardi di un'opera visivamente stupenda che si rifiuta di fare un passo verso il pubblico, si rifiuta di dare alla storia il ritmo che meriterebbe. Ed è la prima volta che un film italiano apre la Semaine in questa 1.a giornata di festival in cui corrono in concorso You were never really here di Lynne Ramsay con due uomini, un veterano di guerra e un politico, diversamente coinvolti nel mercato del sesso, con l'interprete d'eccezione Joaquin Phoenix, ma anche l'atteso Happy End del sempre tosto Michael Haneke che, complici Isabelle Huppert e Matthieu Kassovitz, mette in scena la ricchezza cieca della borghesia davanti alla disperata povertà dei migranti di Calais. A unirli sono i bei sogni e anche gli incubi.